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Il Lambicco di Vignola, storia del primo centro sociale modenese

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Tanta politica, ma anche parecchia creatività dal 1983 al 2008. Le battaglie contro l'eroina e la guerra in Iraq. Intervista ad uno dei fondatori, Carlo Valmori


Il Lambicco di Vignola, storia del primo centro sociale modenese
Tanta politica, ma anche parecchia creatività. Le battaglie contro l'eroina e la guerra in Iraq. Intervista a Carlo Valmori, uno dei fondatori del Lambicco di Vignola, il primo centro sociale modenese.
 
Raccontaci come nasce il Lambicco e quali erano le persone che lo fondarono.
'Siamo nel 1983, eravamo un gruppo di 30/40 persone provenienti dalla sinistra extraparlamentare, a Vignola conoscevamo tutti, avevamo anche un circolo culturale che si chiamava Prometeo. Con l'amministrazione c'erano rapporti continui, facevamo iniziative culturali, manifestazioni. Nonostante le divergenze, avevamo confronti con i nostri coetanei della FGCI, erano nostri amici, anche se politicamente contrapposti. Ad un certo punto chiediamo al Comune uno spazio per fare un centro sociale giovanile, all'epoca si chiamavano così. In città come Milano c'erano già, i riferimenti erano gli Indiani metropolitani, il movimento del 1977. Il Comune tergiversò, noi eravamo giovani, e senza aspettare oltre, trovammo il posto, una vecchia mensa del Comune al primo piano dell'edificio del mercato ortofrutticolo di Vignola. Chiedemmo all'amministrazione di poter organizzare un'iniziativa culturale all'interno della vecchia mensa, ci diedero l'ok, ci consegnarono le chiavi per aprire la porta, noi facemmo una copia. La settimana dopo nacque il Lambicco, Nessuno scasso, tutto regolare'.

 
Quali furono le reazioni del Comune?
'La sede del Comune è proprio di fronte al mercato, quando il giorno dopo videro lo striscione assemblea permanente ci fu grande imbarazzo. Il sindaco di allora era Liliana Albertini, con cui avevo ottimi rapporti e le proposi un accordo. Organizzammo una riunione al Lambicco tra noi e la Giunta, quella sera invitai anche dei ragazzi dei Centri Giovani di Modena che avevo conosciuto come volontario nel terremoto del 1980 in Irpinia, nel campo base dell'Emilia Romagna. Gli chiamai per raccontare la loro esperienza a Modena, e siccome erano tutti del PCI, il sindaco non potè dire di no. Dopo quell'incontro avemmo la convenzione. Appena dopo una settimana eravamo in regola'. 
 
Che tipo di iniziative venivano organizzate al Lambicco nei primi tempi? C'era più politica o anche arte, musica.
'Eravamo dei fricchettoni, se sfogli la nostra fanzine, ci trovi molta creatività, c'erano poesia, arte. Le cose da organizzare venivano decise in assemblea, ma il vecchio gruppo di anarchici aveva l'ultima parola, anche se nessuno di noi voleva prevaricare sugli altri'. 
 
Quale fu l'atteggiamento del PCI nei vostri confronti?
'Al Lambicco venivano anche quelli del PCI, a volte anche in assemblea. Non c'era il rischio di trovarci degli infiltrati, li conoscevamo tutti. In ogni caso non avevamo nulla da nascondere'.
 
Raccontaci di qualche iniziativa che organizzaste a cui sei particolarmente legato.
'Una serie di incontri chiamata  La follia della diversità, chiamai tutti quelli che venivano considerati diversi o chi si occupava dei cosiddetti diversi. Organizzai una serata col CEIS e quella sera vennero tutti i nostri amici che si facevano di eroina e molti dei loro genitori. Un'altra serata fu organizzata con gli omosessuali del Cassero di Bologna e poi chiamai delle prostitute che all'epoca si erano costituite in un coordinamento. A volte penso alle battaglie di quegli anni e mi rendo conto che poco o nulla è cambiato, se pensi ai diritti delle prostitute, la situazione è anche peggiorata. lo stesso vale con la droga, non è cambiato nulla. Generazioni buttate via, anni inutili, un non vissuto.
Un'altra iniziativa che ricordo con piacere, quando scoppiò la prima guerra in Iraq, organizzammo eventi per un mese di fila. Subito una manifestazione teatrale per le strade di Vignola, un corteo in cui rappresentammo i soldati che andavano a morire. Poi accendemmo un falò dal lato del Muncipio, di fronte al Lambicco, e lo mantenemmo acceso per un mese, facendo a turni, anche di notte. Poi ovviamente tanti concerti. Quelli c'erano sempre'.
 
Una delle battaglie principali del Lambicco fu quella contro l'eroina.
'Fummo i primi a combattere la diffusione dell'eroina. Arrivò nel momento in cui ci rendemmo conto della sconfitta delle battaglie del movimento. I compagni che resistettero combatterono duramente l'eroina, i compagni che si arresero, si fecero di eroina. Questi ultimi, all'epoca, diventarono dei miti, ma erano degli sconfitti. Noi li sgridavamo, ci facevano pena. perché erano compagni come noi. Per questa ragione molti vogliono dimenticare quegli anni, sono stati troppo tristi. Ti cito la frase di un amico che non c'è più, c'è chi ha preso il fucile e c'è chi ha preso la spada. Io fui aggredito una sera da tre spacciatori di Spilamberto che mi massacrarono di botte'.
 
Chi erano gli spacciatori dell'epoca?
'Tutti tossici, ma dietro c'era una famiglia della 'ndrangheta calabrese che fu mandata a Vignola, al confino. Poi anche uno della loro famiglia divenne tossicodipendente e morì'.
 
Quanto durò l'epoca dell'eroina?
'Durò una decina d'anni, già nel 1977 qualcuno si faceva, diciamo che tra il 1987 e il 1990 il fenomeno crollò. Un aiuto concreto venne dal movimento punk, loro erano contro'.
 
I frequentatori dei Centri giovani di Modena non avevano contatti fuori provincia, voi al Lambicco?
'Noi eravamo in contatto coi ragazzi del Fassbinder di Sassuolo, con quelli del Tuwat a Carpi, poi con il Libera di Modena. Andavamo spesso a Bologna, lì le cose arrivavano sempre prima che a Modena, ne eravamo di fatto una succursale. Poi come anarchici, non come Lambicco, avevamo contatti in tutta Italia. Al Lambicco il gruppo anarchico era formato da 4/5 persone, agli altri non interessava avere contatti aldilà di Modena e Bologna'. 
 
Come proseguì la storia del Lambicco?
'Il gruppo dei vecchi, dei fondatori, fondò Il Lambicco nel 1983, durammo circa 10 anni, poi arrivò un gruppo di giovani che iniziò a mettere in discussione alcune cose. Ad esempio tolleravano che alcune persone fumassero delle canne all'interno del Lambicco, mentre noi 'vecchi' eravamo contrari. In assemblea ormai eravamo in minoranza e poi a causa di alcune divergenze, i rapporti fra i 'fondatori' si incrinarono in maniera irreversibile. 
I giovani presero il potere, noi vecchi non frequentammo più Il Lambicco. La nuova generazione non riuscì a gestirlo come facevamo noi, bravi ragazzi ma non avevano la preparazione politica, Un giorno il leader del nuovo gruppo mi telefonò e mi avvertì che voleva chiudere Il Lambicco. Mi disse:  'Carlo, vieni a Vignola che lo chiudiamo insieme.' Io andai, presi con me alcuni documenti, ricordi vari tra cui le fanzine, le foto e chiamai una mia amica che era assessore in Comune e le consegnai le chiavi del Lambicco. era il 26 settembre del 2008'. 

Stefano Soranna

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Stefano Soranna
Mi occupo di comunicazione e pubblicità da un po' di tempo. Su La Pressa scrivo di musica, libri e di altre cose che mi colpiscono quando sono in giro o che leggo da qualche parte. La..   Continua >>

 
 

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