Opinioni Lettere al Direttore

Sacerdote accoltellato e capotreno ucciso: basta con la finta inclusività

Sacerdote accoltellato e capotreno ucciso: basta con la finta inclusività

Mi chiedo se non sia ormai necessario un serio disegno culturale e politico che spieghi ai cittadini la gravità della situazione


2 minuti di lettura

Gentile Direttore,

Scrivo per esprimere una profonda indignazione a fronte di due episodi gravissimi avvenuti recentemente in Emilia-Romagna: l’accoltellamento mortale di un giovane capotreno a Bologna e il pugnalamento di un sacerdote nel pieno centro di Modena, in pieno giorno.

Nel primo caso, il fatto che l’aggressione sia avvenuta in un’area riservata al personale di Trenitalia, dotata di sistemi di videosorveglianza e accessi limitati, rende l’accaduto ancora più inquietante. Nel secondo, colpisce la disinvoltura con cui si può arrivare a colpire una persona in un luogo simbolico della vita cittadina, senza che vi sia stata alcuna prevenzione efficace.

Di fronte a episodi di tale gravità, colpisce l’atteggiamento dei sindaci delle due città, che continuano ostinatamente a minimizzare, derubricando questi fatti a eventi isolati o inevitabili. Questa postura politica, a mio avviso, rappresenta una responsabilità diretta: la sicurezza dei cittadini non può essere sacrificata sull’altare di una narrazione rassicurante e ideologica.

Da troppo tempo assistiamo a politiche che privilegiano una finta inclusività e una sistematica rimozione del problema dell’ordine pubblico, con il risultato di esporre le nostre comunità a un degrado crescente.
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Le città, in particolare quelle amministrate dalla sinistra, stanno diventando conglomerati sempre più invivibili, segnati da delinquenza diffusa e perdita di coesione sociale.

Non meno preoccupanti sono le riconferme elettorali di tali amministrazioni e, al contempo, un astensionismo cronico che finisce per agevolare la perpetuazione degli stessi schemi. Bologna e Modena, pur con le loro differenze, appaiono oggi accomunate da una deriva che mina le basi della convivenza civile.

Mi chiedo se non sia ormai necessario un serio disegno culturale e politico che spieghi ai cittadini la gravità della situazione e l’urgenza di destarsi da un pericoloso torpore. Continuare a negare l’evidenza significa accettare che questi episodi diventino la norma.

Ribadisco tutto il mio sdegno 

Graziella De Marco 

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