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Il problema della Lega e il parco buoi della politica

Il problema della Lega e il parco buoi della politica

E' Vernole, come Nerone, che alzando o abbassando il pollice decide chi salvare e chi buttare nella fossa dell'anonimato


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In Borsa lo chiamano “Parco buoi”. E’ un’espressione del gergo finanziario che con altra espressione gergale vuol dire che si tratta di “Polli” da spennare. In questo senso noi cittadini, semplici elettori, siamo considerati il parco buoi di una certa politica: quella dei contaballe che con un altro modo di dire fa i conti senza l’oste. Quella che ben si addice al rappresentante della cultura della Lega, di nome e cognome Carpegna, perché politicamente di massimo non c’è niente, nominato a tale incarico da un direttivo (così mi ha scritto un amico della Lega) composto da lui stesso e dal suo amico Stefano Soranna. Siccome dicono, vox populi, che nella Lega non passa neanche uno spillo che Stefano Vernole non voglia, deve avere avuto anche la sua benedizione. Stefano Vernole è unanimemente definito lo stratega locale del Carroccio. Uno stratega alla pari (tenendo conto del periodo di decadenza che stiamo attraversando) di Napoleone Bonaparte, Giulio Cesare, Alessandro Magno; ma siamo in padania, quindi possiamo dire alla pari di Raimondo Montecuccoli, che pure è stato un Napoleone del ‘600.

Attenzione, però, perché Napoleone è morto esiliato a Sant’Elena; Giulio Cesare è morto assassinato per le Idi di marzo con Marco Bruto a capo dei congiurati, e non mi sorprenderei se un domani Stefano Vernole si trovasse a dire: “Anche tu Massimo, figlio mio!

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(carpvègna uno “scarabacino”); Alessandro Magno ha distrutto il grande impero che aveva costruito ed è morto (pare assassinato) a Babilonia. Una Babilonia che, tanto per restare ai modi di dire, sembra quella della nostra politica modenese. E’ lui, Vernole, che ha la chiave per aprire e chiudere i passaggi dalla porta degli Dei. E’ lui che, come Nerone, alzando o abbassando il pollice decide chi salvare e chi buttare nella fossa dell’anonimato. Ha alzato il pollice per Stefano Prampolini candidandolo a sindaco di Modena, e ha alzato il mignolo per Carpegna candidandolo al Consiglio comunale, anche se si tratta di un (politicamente parlando) contaballe da colonna sonora, ma siamo in campagna elettorale: quindi va bene tutto e buonanotte suonatori.

Suonatori che presto diventeranno un’orchestra: quella promessa facendo i conti senza l’oste dall’ideologo per la cultura della Lega. Diffusa come proposta programmatica del Carroccio un mese prima che il programma fosse presentato, e immagino all’insaputa del candidato sindaco … L’acculturato, non sa che Orchestra Stabile non vuol dire esperimenti: se ci sta Tizio, se ci sta Caio, se la Regione, se lo Stato; se, ma, forse, e ancora se...

Un’orchestra stabile s’istituisce con bando di concorso nel rispetto del contratto nazionale lavoro. Tutto il resto sono esprimenti in essere da molti parti e chiacchiere per il distintivo da consigliere. Ormai le ho veste tutte ma secondo un detto popolare, al peggio non c’è limite!

Quando lo stratega locale si renderà conto che il Coro che lo circonda è diretto politicamente da un contaballe da campagna elettorale, che fa i conti senza l’oste, e che considera gli elettori, un parco buoi; o dei polli d’allevamento, o altre amenità da cerca voti, può darsi che anche lui, che pure ha dato l’ok, rinsavisca. Lo stratega dovrebbe sapere che l’edificio democratico si costruisce secondo solide fondamenta e chiare regole di partecipazione, che in questo caso contrastano con la vendita d'illusioni a giovani senza lavoro, ma quando non c’è partecipazione l’edificio del consenso, come quello del Pd, è destinato a crollare prima ancora di essere ultimato, e se certi edifici in fase di costruzione non sono adeguatamente protetti, è pericoloso anche solo avvicinarsi.

Può succedere, come nella poesia di Vincenzo Monti, che anche agli strateghi, anzi, soprattutto agli strateghi, che usano il comando senza un capillare consenso, possa verificarsi che: “Chi troppo in alto sale, cade sovente precipitevolissimevolmente”.

E’ solo una poesia. Nella fattoria, che da noi è un pollaio, così ben descritta da George Orwell, se si capovolge il contenuto politico verso destra, l’artificio di un solo uomo al comando, sia pure che si tratti di uno stratega, presenta dei rischi. Il bisogno di partecipazione porta disordini e insurrezioni come nella Battaglia del Chiuso delle vacche di Orwell, dove gli animali che si sono dotati anche di un proprio inno, trionfano sull’uomo. Vernole sa che nei partiti, almeno formalmente, sono necessari organismi che consentano una partecipazione corale alle scelte. Con la candidatura di un insegnante di Coro come Carpegna, potrebbe, a suo modo di vedere, ritenere risolto il problema della partecipazione democratica corale, dando al medesimo la possibilità di un solo brano in repertorio: “Oh vilan pèra só chi bò”, da trasmettere come nella Fattoria degli animali, 24 ore su 24.

Il programma della Lega è stato presentato e il pressappoco, il fantasioso, il ripetitivo e l’inutile sono l’aspetto più avvilente e più evidente, ma era ormai anticipato e previsto: a lavar la testa all'asino si perde il ranno e il sapone. E’ inquietante che tutti i partiti abbiano dichiarato di sostenere Prampolini a occhi chiusi e senza conoscerne il programma. Ormai tutto va così: se al posto di un partito c’è un padrone anche il parco buoi con la fattoria dei suoi elettori può darsi che presenti il conto e che il 51% si fermi per timore al quarantanove.

Adriano Primo Baldi

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