Faenza, Mantova, Trento, Bolzano... Bonaccini ha girato stoicamente l'Italia per fare campagna elettorale per i candidati sindaci Pd, ma allo stesso tempo con le sue dichiarazioni ha scavato ogni giorno un pezzetto di fossato per allontanare la sua immagine da quella eternamente sudata del segretario nazionale di Zingaretti. L'apertura a Bersani e Renzi (con Bersani che non l'ha presa molto bene ovviamente), la bocciatura del reddito di cittadinanza, la fuga in avanti sull'apertura degli stadi in Emilia Romagna... Sono solo le ultime mosse di un Governatore impegnato anima e corpo nel tentativo di scalata alla segreteria nazionale Pd.
Ma per fare il grande salto di carriera, per approdare nell'olimpo della politica romana Bonaccini ha una sola possibilità. Che il Pd targato Zingaretti perda in Toscana e in Puglia. Solo così infatti risalterebbe la sua vittoria alle regionali in Emilia Romagna. 'Io Salvini lo ho battuto' - ha ripetuto ossessivamente il governatore di Campogalliano in queste settimane presentando il suo libercolo, un vero e proprio manuale per battere le Destre fasciste e reazionarie. Come a dire: io ci sono riuscito e se voi non farete altrettanto nelle roccaforti rosse, allora dovrà venire io a insegnarvi la strada. E lasciamo perdere il fatto che a perdere non è stato Salvini, ma tal Borgonzoni Lucia vien dal mare... E dimentichiamo pure il fatto che a vincere in politica (almeno per come la intendeva una volta la sinistra) non è mai un 'Io' ma un 'Noi'.
Lasciamo perdere appunto. Perchè per Bonaccini Io e Noi sono la stessa cosa, esattamente come da un lato fare finta di far campagna per il Pd e dall'altro auspicarne la sconfitta, esattamente come sostenere nell'ordine Bersani, Renzi e Zingaretti a seconda di chi in quel momento comandava. E' tutto uguale. Lui può, Lui non suda infatti, mica come Zingaretti. Del resto i valori sono altri. E il primo valore per Bonaccini è ben chiaro: promuovere se stesso. In qualche modo anche questa è coerenza.
Giuseppe Leonelli



