Tra le nazionalità più rappresentate nel 2025 spicca nettamente quella del Bangladesh, con circa 6.500 sbarcati, seguita da Eritrea, Pakistan ed Egitto, ognuno con un numero compreso tra 2.000 e 2.500 persone. Si tratta di flussi prevalentemente composti da uomini adulti, in cerca di asilo o di condizioni di vita migliori. Al di là del progetto Albania – operativo solo per una quota ristretta di migranti – tutti gli stranieri sbarcati regolarmente vengono accolti nei centri dislocati sul territorio nazionale: i richiedenti asilo adulti vengono smistati nei centri temporanei organizzati con bandi dalle Prefetture, mentre i minori rientrano nei progetti dei Comuni. A Modena sarebbero circa 1400 quelli presenti. Ma si tratta di dati presunti in quanto la Prefettura non pubblica mai i dati aggiornati sulle presenze effettive rispetto ai bandi pubblicati e ai servizi assegnati.
Fatto sta che la capacità di gestione della rete di accoglienza resta fragile e inefficace, soprattutto se la si valuta in termini di sicurezza e integrazione.
A distanza di oltre due anni dall'insediamento del nuovo governo, nulla è cambiato né nella normativa sull’accoglienza né nell’organizzazione territoriale, nonostante siano evidenti le difficoltà operative, nonostante i limiti nell’integrazione e nella sicurezza, e l’ingente quantità di risorse pubbliche impiegate senza risultati concreti. Problematiche che si riflettono automaticamente anche in termini di sicurezza e coesione sociale. Un altro dato critico riguarda l’effettivo riconoscimento del diritto di soggiorno: gli ultimi dati (sempre molto difficili da reperire in forma aggiornata sia a livello nazionale e tanto più locale), in oltre la metà dei casi, le domande d’asilo vengono rigettate, ma i rimpatri effettivi restano sporadici, con centinaia di stranieri irregolari che restano sul territorio nazionale senza documenti e fuori controllo.

