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Modena, nuovi insediamenti sanitari: la bocciatura di Italia Nostra

Modena, nuovi insediamenti sanitari: la bocciatura di Italia Nostra

'Mancata, o superficiale, valutazione del recupero degli ospedali da abbandonare, spesso ubicati al centro degli impianti urbani'


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Italia Nostra, sezione di Modena, in una nota diretta alle istituzioni responsabili della politica sanitaria nel territorio – Regione, Comuni e ASL interessati - ha espresso una serie di rilievi critici sui modi della localizzazione delle nuove strutture sanitarie: 'carenza di programmazione e scorciatoie urbanistiche portano, con preoccupante frequenza, ad investimenti su aree agricole' - afferma l'associazione modenese.
'Un elemento comune nell’azione della Regione – che indirizza e approva le scelte delle ASL d’intesa con i Comuni che gestiscono il territorio – è la mancata, o superficiale, valutazione del riuso/recupero degli ospedali da abbandonare, spesso ubicati al centro degli impianti urbani, con superfici e volumetrie cospicue, quando non si pongano, in alternativa, a garanzia/finanziamento delle nuove strutture e per importi tanto elevati quanto, nei fatti, irrealizzabili. Esempi illuminanti: il S. Anna di Ferrara costituito a garanzia e finanziamento del nuovo ospedale di Cona per molti milioni di euro ed ora semideserto e abbandonato, e, qui vicino a noi l’ospedale vecchio di Sassuolo, la cui liquidazione avrebbe dovuto sostenere economicamente l’ospedale nuovo di Rometta, e adesso, invenduto, è in pratica abbandonato.
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Così a Piacenza e Cesena i nuovi ospedali sono posti in aree agricole (di facile edificabilità) nell’irritazione dei cittadini (che a Piacenza sono ricorsi al TAR) e a Cesena l'insediamento di oltre 200 ettari è calato a 1 km dall’autostrada A14 (bell’aria) a cancellare la maglia della centuriazione romana - afferma Italia Nostra -. Su questa stessa linea gli interventi dell’ASL di Modena con il progetto del nuovo ospedale di Carpi su suolo agricolo, che ha provocato la rivolta dei cittadini costituiti in comitato e la preoccupazione di chi abita nell'area della bassa che vede l'iniziativa come il “cavallo di Troia” verso la chiusura dell'ospedale di Mirandola. Mentre non è data alcuna motivazione del perché non sia possibile intervenire – in ristrutturazione/espansione - sull'ospedale esistente (lo storico e attuale servizio di prossimità dell'insediamento urbano), né si è messo in dicussione cosa ne sarà della vasta struttura una volta che fosse abbandonata'.

'A Sassuolo, continua la nota di Italia Nostra, non si è colta la possibilità di riutilizzare il vecchio ospedale in centro, abbandonato dal 2005, quindi non certo un rottame, per la realizzazione di un Ospedale di Comunità, preferendo la sede che sembra scelta a casaccio, decentrata comunque, di Gorzano di Maranello, in un'area agricola di straordinario fascino ambientale.
Stessi discorsi per gli OsCo di Modena (area agricola nei pressi di Baggiovara, quando invece dovrebbe essere integrato nel tessuto urbano) e di Vignola (ancora area agricola e presso un incrocio stradale, come già era avvenuto per la RSA di Appalto di Soliera). Italia Nostra crede che sia compito della politica, delle pubbliche istituzioni, proporre e praticare modelli esemplari di comportamento (efficaci nei confronti di imprese e professionsti) che sappiano affrontare le complessità dei problemi, come di quelli posti dal rinnovo delle strutture sanitarie, pur quando esigano maggiori tempi e costi, sopportabili se siano in funzione di un meditato riuso dell'esistente ovunque possibile e del conseguente risparmio del suolo, nella consapevolezza della forza e insieme della responsabilità delle risorse pubbliche disponibili. E a questo riguardo viva è la preoccupazione che le stesse vaste disponibilità di fondi del PNRR soggetti a logiche temporali ferocemente compresse favoriscano ulteriormente le più agevoli scelte di nuove costruzioni; sarebbe così andata perduta un’altra storica occasione'.
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