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'Modena smart city? Slogan vuoto: nessuna riduzione della Tari'

'Modena smart city? Slogan vuoto: nessuna riduzione della Tari'

Baldini e Rossini: 'Avvilente constatare che la maggioranza consiliare nel corso della seduta ha deciso di non mettere nemmeno in votazione l’emendamento'


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'In occasione dell’approvazione della delibera avente ad oggetto l’approvazione delle tariffe Tari per l’anno 2022 tutti i gruppi di opposizione hanno sottoscritto un emendamento, prima firmataria la Consigliera Elisa Rossini, con cui si chiedeva che venisse recepita nel Regolamento comunale per l’applicazione sulla tassa dei rifiuti la possibilità che il Comune, con apposita deliberazione, prevedesse una riduzione fino al 20% della tariffa per coloro che avessero provveduto in futuro al pagamento della tassa con autorizzazione permanente all’addebito sul proprio conto corrente'. A intervenire dopo il Consiglio comunale di ieri sono i consiglieri Pdf-Fratelli d'Italia Elisa Rossini e Antonio Baldini.

'La finalità di tale agevolazione, peraltro prevista da una legge nazionale (Decreto legge 19/5/2020 n. 34 emanato dal Governo Conte-bis, convertito in legge), non sarebbe - come strumentalmente sostenuto dal Pd - di dare “sconti automatici a tutti”, ma con tutta evidenza di premiare quei cittadini e quelle imprese che, mediante tale meccanismo di pagamento, non solo potrebbero evitare lunghe file in banca o in posta ma faciliterebbero  il puntuale incasso della tassa sui rifiuti da parte del Comune; e ciò a maggior ragione visto che, come spiegato dall’assessore Cavazza in occasione dell’approvazione del bilancio di previsione, uno degli obiettivi dell’amministrazione comunale
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è proprio il contrasto all’evasione fiscale (la cifra complessiva del “fondo crediti di dubbia esigibilità”, ovvero delle entrate che il Comune di Modena teme di non recuperare, è data in aumento per l’anno 2022: da 15 milioni a oltre 18 milioni di euro). E’ avvilente constatare, prima ancora come cittadini che come consiglieri, che la maggioranza consiliare nel corso della seduta di ieri ha deciso di non mettere nemmeno in votazione l’emendamento nascondendosi dietro il paravento del parere negativo dei “tecnici” comunali (dirigenti e revisori dei conti), in base alle “motivazioni” – a nostro avviso di natura politica e non prettamente “tecnica” - che la legge ha introdotto una possibilità e un obbligo per gli enti e che occorre fare una “particolare riflessione” sull’individuazione della copertura finanziaria per compensare le minori entrate. Ma non occorre in realtà fare particolari “riflessioni” se, cifre alla mano (si veda appunto l’ultimo bilancio di previsione approvato), le entrate del Comune derivanti dalla distribuzione degli utili di Hera (lo si rammenta una società per azioni in cui il Comune ha una quota di partecipazione pari al 6,51%) sono pari a 11 milioni e mezzo di euro, mentre se si raffrontano le voci entrate/costi  della TARI
si giunge alla conclusione che il Comune ha in previsione di “lucrare” con la gestione della tassa sui rifiuti 5 milioni e mezzo di euro per l’anno 2022 - continuano Baldini e Rossini -. Nel corso del dibattito sono invero nuovamente emerse le criticità del “sistema Modena” nella gestione dei rifiuti, monopolistico nei fatti, evidenziate da tutti i gruppi di opposizione: non vi è stato il preannunciato “salto di qualità ambientale” in special modo sulla raccolta differenziata e il sistema di tariffazione puntuale è rimasto sulla carta, tant’è che basta circolare per la città per vedere i cassonetti strabordanti di rifiuti; mentre l’indennizzo ambientale riconosciuto al Comune per la presenza dell’inceneritore (pari a 1 milione e mezzo di euro) viene caricato sulle bollette dei cittadini modenesi come “costo di servizio”.  Modena in parole povere è “smart city” solo negli slogan dell’amministrazione comunale (il pagamento tramite addebito in conto corrente è difatti obiettivamente quello più veloce o “smart”) e la maggioranza consiliare, seguendo i dettami della Giunta, non ha alcuna intenzione di ridurre la TARI e in generale pressione fiscale, neppure in tempi di grave crisi economica come quello attuale'.
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