L'atto di coerenza arriva dal consigliere modenese di Fdi Antonio Baldini che oggi ha deciso di ufficializzare il suo addio al partito della Meloni non condividendone la posizione sull'invio di armi in Ucraina.
'Nel febbraio 2021, dopo la nascita del cosiddetto governo di “salvezza nazionale” guidato da Mario Draghi con l’appoggio della Lega (quest’ultima divenuta nel volgere di poco tempo da sovranista a draghista), feci ingresso nel gruppo consiliare Fratelli d’Italia–Il Popolo della Famiglia, gruppo che nell’arco di un anno e mezzo ho avuto l’onore di rappresentare instaurando con la consigliera capogruppo Elisa Rossini un proficuo rapporto di stima e collaborazione reciproca - scrive Baldini -. E’ giunto ora il momento di fare mio malgrado un passo indietro, determinato dalla mia netta contrarietà alla linea politica adottata da Fratelli d’Italia dopo lo scoppio del conflitto russo-ucraino, ribadita anche recentemente dalla presidente nazionale e futura Premier Giorgia Meloni col proprio appoggio pressochè incondizionato al governo Zelensky: ferma restando difatti la doverosa solidarietà con i profughi civili vittime delle guerre (di qualunque nazionalità o etnia), ritengo che il voto favorevole alle sanzioni e all’invio di armi contro la Russia sia non solo di assai dubbia legittimità sotto il profilo costituzionale e dei principi di diritto internazionale ma – ciò che più rileva – sia contrario al nostro stesso interesse nazionale, facendo di fatto dell’Italia una nazione cobelligerante a discapito di un ruolo di neutralità attiva promotrice a livello europeo di una auspicabile composizione negoziale del conflitto'.
'L’Europa e l’Italia, dopo due anni di pandemia, rischiano di essere trascinate per colpa della condotta oltranzista e bellicista dell’attuale amministrazione americana e della Nato in un terzo conflitto mondiale. Di fronte alla gravità dell’attuale situazione, di cui ad inizio autunno cominciamo in Italia a vedere sul piano economico solo i primi effetti, in materia di politica estera si registra a mio avviso (e non solo) una sostanziale uniformità di vedute – salvo isolati e timidi distinguo – tra il centrosinistra e il centrodestra, in perfetta continuità con la linea iperatlantista del governo Draghi.


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