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Ok alle fiere nel boom di contagi, dal sindaco sicurezza e precauzione a corrente alternata

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La decisione di non rinviare o sospendere gli affollati eventi del 17 e 31 gennaio si scontra con il principio di precauzione e di prevenzione che l'autorità sanitaria rappresentata dal sindaco dovrebbe tutelare


Ok alle fiere nel boom di contagi, dal sindaco sicurezza e precauzione a corrente alternata

'Il Sindaco rimane il primo referente della salute di una Comunità. E' il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio. Il sindaco è autorità sanitaria locale'.

Basterebbero questi elementi sanciti dalla normativa che delega ai sindaci poteri, diritti e doveri in materia di sanità pubblica per rimanere stupiti di fronte alla decisione, (assunta in maniera collegiale con gli organismi dello Stato e della sanità pubblca, coordinati dalla prefettura, ma pur sempre vincolata alla decisione ultima di chi appunto è e rimane il primo referente della salute di pubblica in città), di dare l'ok allo svolgimento di una delle manifestazioni fieristiche più grandi non solo della provincia ma anche della regione: la Fiera di S.Antonio, il 17 giugno, a Modena. Delle dimensioni di quella patronale, capace di portare ed inevitabilmente assembrare nelle piazze e nelle strette vie del centro storico migliaia di persone assiepate nei pressi di oltre 500 bancarelle di ogni tipo.
Perché quello ne è di fatto il tratto distintivo. Bancarelle e vie prese d'assalto da migliaia di persone. Per una intera giornata. Un anticipo di ciò che poco meno di due settimane dopo sfocerà nella tradizionale fiera patronale di San Geminiano. Anch'essa confermata, nonostante il boom di contagi (a Modena percentualmente doppio rispetto alla media nazionale), che dovrebbe avere a fine mese il picco.
Nella città in cui da mesi si registravano già numeri maggiori anche rispetto ad altre province della regione, nella città in cui da mesi sono vietate manifestazioni di piazza che prevedano potenziali assembramenti; nella città in cui centinaia di imprenditori ed esercenti fanno e spendono di tutto, ogni giorno, per controllare e contingentare gli accessi nei propri locali, di clienti e, nei luoghi di lavoro, dei lavoratori; nella città dove le autorità sanitarie fanno appello quotidianamente, da oltre un anno, all'applicazione e al rispetto delle regole del distanziamento e raccomandano di evitare assembramenti e condizioni che possano generarli. In questa contesto di estrema delicatezza e di potenziale rischio ecco che il sindaco decide di dare l'ok ultimo ad una fiera che proprio per le sue caratteristiche, quelle condizioni da evitare, le pone tutte e di più. Tutte quelle che il semplice riferimento al principio di precauzione e le raccomandazioni tanto ripetute, quanto a questo punto inascoltate o ascoltate e bypassate, degli organismi sanitari, (ulteriormente sottolineate in queste settimane di impressionante ed enorme ondata di contagi), porterebbero ad evitare. Una considerazione che vale anche al di là del comprensibile e diffuso desiderio di ritornare alla normalità, che anche una grande fiera cittadina con un risvolto sociale religioso sicuramente rappresenta. Tutto legittimo, chiaro, tutto nella norma visto che i decreti prevono comunque di svolgere fiere anche in zona gialla, nel momento in cui vengano garantite le massime misure di precauzione del contagio. Per fare combaciare interessi economici ed nteressi sanitari. Operazione difficile ma doverosa, anche a costo di scegliere la soluzione più impopolare. La questione è di chiarezza e di coerenza tradotta in decisione politica. Se si è scelto di fare prevalere l'interesse economico rispetto all'aspetto della sanità pubblica, semplicemente lo si dica, senza nascondersi dietro il paravento della garanzie che sarebbe data guanti monouso obbligatori o di mascherine FFP2 (tolte a migliaia nella consumazione di pasti e bevande) e super green pass rafforzato necessario per accedere a tutto il centro storico.
Una foglia di fico, in grado di creare più problemi che altro, soprattutto agli operatori che in teoria avrebbero il diritto dovere di controllarlo, insieme al rispetto di tutte le regole.
Perché in queste condizioni di massima criticità rispetto alla diffusione del virus, con una tendenza dei contagi ancora al rialzo, (nei confronti della quale si è consumato il sostanziale fallimento di Green Pass e super Green Pass nel creare luoghi sicuri e liberi dal contagio), allora delle due l'una: o si rinvia la manifestazione, come fatto in diverse città, a tempi migliori, dando credito agli orgamismi sanitari, o ci si assume la responsabilità sanitaria e politica di bypassare a pié pari quel principio di precauzione al quale fino a ieri si è fatto appello, scegliendo di fare come se nulla fosse. Incoerentemente rispetto a tutto ciò che da un anno a questa parte si è promosso e raccomandato. E' una questione di coerenza politica di chi ha il diritto dovere di mettere in atto provvedimenti di sanità pubblica. A tutti dispiacerebbe vedere annullare una festa, tanto più quella patronale, per il secondo anno, ma in una fase come questa basterebbe applicare coerentemente le precauzioni che giustamente da due anni vigono per evitarla. Forse davvero per l'ultima volta. Perché confermare una fiera di quella portata, in pieno boom di contagi, con quelle caratteristiche e che il possesso di un super-green pass (vincolo unico stabilito per poterla realizzare e per potervi partecipare), già di fatto in mano al 90% della popolazione, e dimostratosi pressoché inutile nel ridurre il rischio di contagio, rappresenta un esempio plastico di ciò che oggi non si dovrebbe fare e autorizzare. E' semplice, anche se serve un po' di coraggio politico. Non si dovrebbe autorizzare, per precauzione, appunto. Per una questione di sanità pubblica e, appunto, di coerenza politica. 'Lancio un appello a prestare la massima attenzione e a rispettare in maniera scrupolosa le norme di prevenzione del contagio' - ribadì il sindaco nell'aprile dello scorso anno quando nonostante la dichiarata 'massima attenzione prestata' si contagiò e fu obbligato alla quarantena. Frase e raccomandazione che abbiamo sentito ripetere più volte e che ci saremmo aspettati che il sindaco, autorità sanitaria, avesse tradotto coerentemente in atto magari impopolare ma ed efficace ora che le condizioni di rischio stanno raggiungendo un picco impressionante. I modenesi, al cui senso di responsabilità il sindaco ha fatto appello per superare le inevitabili criticità e le condizioni di rischio della giornata che inevitabilmente si creeranno, avrebbero capito. Come sempre'

Gi.Ga.


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