'A Modena da ieri venerdì 27 febbraio si è costituito il Comitato civico per un giusto Sì, espressione locale del “Comitato civico nazionale per un giusto sì”. Un comitato per promuovere una partecipazione consapevole e informata al referendum sulla riforma costituzionale in materia di giustizia del 22-23 marzo, occasione storica per dare all'Italia una giustizia più serena. La riforma su cui siamo chiamati ad esprimerci porta al superamento di un residuo del sistema inquisitorio eredità del passato fascista, infatti la le carriere unificate nascono col Codice Rocco del 1930, per dare un peso maggiore all’accusa rispetto alla difesa. Sarebbe bello quindi che ci fosse un’alleanza tra le forze democratiche a sostegno del ‘Sì’ alla riforma'. Così Andrea Mazzi, presidente Comitato per un Giusto Sì Modena.
'Promuoviamo la partecipazione al voto ed il sì anche perché negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un uso della giustizia come strumento di posizioni ideologiche e politiche, in cui giudici anziché essere coloro che applicano le leggi emanano provvedimenti che disapplicano la legge o impongono soluzioni diverse rispetto alla norma, anche contrastando iniziative dei decisori democraticamente indicati. Un pensiero ideologico diffuso è quello che antepone l’autodeterminazione delle persone, facendone un assoluto, ai diritti fondamentali, soprattutto quelli dei più fragili.
In questi ultimi anni sul fine vita, sulla maternità surrogata, sulla transizione di genere, sono uscite sentenze che presupponevano questo orientamento. E gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Riprendiamo in questo campo la denuncia lucida che fece qualche anno fa papa Francesco sullo “sconfinamento del giudice in ambiti non propri, soprattutto nelle materie dei cosiddetti “nuovi diritti”, con sentenze che sembrano preoccupate di esaudire desideri sempre nuovi, disancorati da ogni limite oggettivo' (ai membri del Centro studi 'Rosario Livatino', 29/11/2019). Si legge in questo una giurisprudenza ideologizzata che, a causa del ruolo invasivo delle correnti supportato da un CSM a guida «politica», ha creato nuove regolazioni contro la legge, contro l’antropologia naturale - continua Mazzi -. Di qui, abbiamo individuato le ragioni del «SI» principalmente nella necessità di ripristinare il primato del potere legislativo del Parlamento. La riforma aiuta a riequilibrare i poteri dello Stato ridimensionando la politicizzazione della magistratura, restituendo ai magistrati il ruolo assegnato dalla Costituzione e, così, favorendo una maggior giustizia'.'Troppe volte nel corso di questa campagna referendaria abbiamo sentito i sostenitori del “no” definire la riforma su cui si dovranno esprimere i cittadini con la chiamata alle urne come un vero e proprio “attacco alla Costituzione”, accompagnando le parole anche con plateali gesti di esibizione della nostra Carta fondamentale.
'I cittadini potranno così fare affidamento su di una giustizia che sia davvero giusta, autonoma ed indipendente.
1) Giusta: perché la riforma per la prima volta nella storia repubblicana afferma
2) Autonoma: perché la suddetta separazione porterà alla creazione di due famiglie di Magistrati di pari rango, soggetti soltanto alla legge, ciascuna delle quali provvederà liberamente alla propria disciplina ed al proprio governo (mediante l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per funzione) senza che possa interferire nelle questioni dell’altra.
3) Indipendente: perché viene istituita un’Alta Corte quale unico organo competente a giudicare l’operato di entrambe le famiglie dei Magistrati (l’esercizio del potere disciplinare), i cui componenti verranno sorteggiati: questo meccanismo, che ad un primo sguardo può sembrare troppo arbitrario, è invece l’unico a garantire fino in fondo l’indipendenza di ciascun Magistrato, che sarà finalmente libero di decidere seguendo soltanto la propria coscienza e non dovrà più rispondere alle logiche delle correnti, veri e propri “partiti” politici in cui si suddividono i Magistrati, che negli anni hanno istituzionalizzato la deprecabile pratica di spartirsi a tavolino gli incarichi e le nomine di tutti gli uffici giudiziari. Quest’ultimo, in particolare, è l’aspetto della riforma che a noi dei Comitati Civici per un Giusto Sì sta più a cuore, perché davvero sbarra la strada all’affermazione di una corrente piuttosto che di un’altra, e di conseguenza all’ideologia di cui ciascuna è permeata, circostanza che troppo spesso in passato ha determinato il rischio pericolosissimo che il potere giudiziario invadesse e condizionasse il campo di quello legislativo'.


