'Il quadro è fosco perché ci sono 337 progetti con fondi già assegnati ma lavori mai avviati (19,5%) e altri 313 progetti non ancora approvati (18% del totale). È evidente – sottolinea Platis – che i progetti completati fossero i più semplici e meno onerosi. Il resto è impantanato tra fallimenti d’impresa, rincari delle materie prime, difficoltà energetiche e una burocrazia che sembra uscita da un regno borbonico. Da un lato il Partito Democratico spinge per l’uscita formale dallo stato di emergenza e dall’altro non da spiegazioni su come gestire la marea di lavoro da terminare, o nel 37% dei casi, ancora da cantierare. La difesa delle opere pubbliche – municipi, castelli, campanili – è fondamentale per salvaguardare l’identità dei paesi colpiti. Quelle strutture non sono solo edifici: sono il cuore di comunità che hanno perso tutto'.
'A ciò si aggiunge una coda non trascurabile di opere private. Sono ben 618, di cui 5 ancora da approvare. Questi cantieri hanno una vita media di oltre 5 anni ed alcuni sono partiti appena 138 giorni fa (19 abitazioni di Bondeno e 1 di San Felice). Una curiosità, il cantiere più lungo ancora aperto è a Novi di Modena da ben 4.187 giorni (11,5 anni). Anche questi interventi non si può pensare che termini in pochi mesi, perché ci sono realtà i cui lavori sono appena partiti e situazioni estremamente complesse. Il Governo, grazie alla specifica proroga del superbonus, ha permesso, di fatto, di coprire tutti gli extra costi sopraggiunti ai privati ma il 31.12.2025 termina anche questo vantaggio. Che ne sarà per queste pratiche ancora aperte? Se la Regione non chiede, ma continua a dire che va tutto talmente bene da non aver bisogno dello stato di emergenza è evidente il corto circuito.
Tabella elaborata con gli open data sulla ricostruzione della Regione Emilia-Romagna nella giornata del 27.5.2025.


