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Riduzione dei rifiuti: la Regione predica bene, Modena razzola male

Riduzione dei rifiuti: la Regione predica bene, Modena razzola male

A Modena la produzione pro-capite continua ad aumentare e nell'ultimo rapporto Arpae si attesta a 647 kg. Il contrario di quanto indicato dalla regione per ottenere una riduzione del 20%


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La produzione totale di rifiuti urbani in Emilia-Romagna nel 2015 (a cui si riferisce l'ultimo report sulla gestione dei rifiuti su dati Arpae), è stata di 2.962.076 tonnellate, corrispondente ad una produzione pro capite di 665 kg/ab. In aumento dell'1,2% su scala regionale rispetto al 2014 ed in costante aumento dal 2012. A Modena e provincia la produzione annuale di rifiuti urbani è stata di 454.000 tonnellate, con una produzione di 647 kg pro-capite. In aumento in solo anno, dal 2014 al 2015, del 3,2%

Un dato non proprio brillante per una Regione che ha posto nel proprio piano regionale (approvato nel maggio 2016 sulla base dei dati del 2015), 'obiettivi ambiziosi' come quello di ridurre la produzione dei rifiuti del 20-25%. Risultato diffiile da raggiungere se si pensa che la tendenza nella produzione di rifiuti non è in calo, come dovrebbe, ma è in aumento. Con l'aggravante che aumentando la produzione di rifiuti, contestualmente aumentano anche i costi per la gestione dei rifiuti (che comprende raccolte, gestione, smaltimento) che vanno a gravare sui cittadini. Nel 2015, in regione, il costo per il servizio di gestione dei rifiuti, spalmato tra i vari gestori della regione, ammonta a  764 milioni di Euro.

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Circa 115 milioni di euro per la sola provincia di Modena che fanno un costo, sulla testa (o meglio sulle spalle) di ogni cittadino, anche appena nato, di 259 euro.

Anche perché in un anno (il 2015) in cui la raccolta differenziata era aumentata di un altro 5%, ci si poteva aspettare una diminuzione dei rifiuti indifferenziati conferiti negli 8 inceneritori della regione, che a Modena ha l'impianto più potente. Invece no. La quantità di rifiuti inceneriti è rimasta praticamente invariata rispetto all'anno precedente. 

A Modena, nel 2015, delle 454.000 tonnellate di rifiuti prodotti, solo 166 mila (poco meno del 40%), erano indifferenziati. Di questi, 134 mila sono finiti nell'inceneritore di via Cavazza. Ma si sa, questi impianti sono fatti per bruciare e per guadagnare dall'incenerimento e hanno bisogno di una quantità costante di 'benzina' indifferenziata. In una logica di fatto inversamente proporzionale a quella che dovrebbe scaturire dall'aumento della raccolta differenziata. In soldoni, più differenziata, meno inceneritore, meno costi. Invece non è così. A Modena, così come in regione, si continua a bruciare, nonostante la quota sempre più alta di differenziata. 

Fatto sta che l'aumento della produzione dei rifiuti (sul cui fronte non si sono certo viste potenti campagne di disincetivazione o, per

esempio, azioni strutturali nei confronti dei grandi centri di produzione, così come dei grandi produttori o supermercati), rimane un problema (se non una contraddizione), anche in termini di indirizzi e di obiettivi politici. 

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