Ne abbiamo parlato nel dettaglio con il presidente della Camera penale di Modena, Gianpaolo Ronsisvalle, in prima linea per il Sì al referendumI sostenitori del no al referendum vedono nella riforma un rischio per l’indipendenza della magistratura. Separando le carriere di giudici e pubblici ministeri e introducendo nuovi criteri di selezione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura si apre la porta a una influenza politica sulle nomine e sui poteri dei magistrati?
'La separazione delle carriere rafforza l'indipendenza, non la indebolisce. Oggi il vero rischio per l'indipendenza deriva dal sistema correntizio interno all'ANM, come dimostrato dall'affaire Palamara: le nomine al CSM e agli uffici direttivi sono condizionate da logiche di appartenenza alle correnti, non dal merito. La riforma introduce due CSM distinti (giudicante e requirente), impedendo che la carriera dei PM influenzi quella dei giudici e viceversa, il sorteggio temperato che riduce il potere delle correnti organizzate e un sistema più trasparente che rende visibili eventuali interferenze politiche, anziché mascherarle dietro dinamiche corporative interne. L'indipendenza vera si tutela separando chi accusa da chi giudica, non mantenendoli nello stesso corpo con gli stessi interessi di carriera'.
Con tutte le sue storture l'attuale modello non le pare - che a fronte di una effettiva autoreferenzialità - risponda meglio al principio di Montesquieu di divisione dei poteri? L’introduzione del sorteggio dei membri del CSM non toglie forse ai magistrati la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, indebolendo l’autogoverno della magistratura.
'L'attuale modello tradisce Montesquieu, non lo rispetta. Il PM esercita funzioni giudiziarie (è parte del processo, persegue reati), godendo – sarà così anche nell'eventualità in cui vinca il SI - delle garanzie proprie del potere giudiziario. Sul sorteggio: non toglie rappresentanza, ma la rende più autentica. Oggi, come anzidetto, i magistrati 'scelgono' rappresentanti già selezionati dalle correnti attraverso meccanismi opachi. Il sorteggio temperato tra candidati idonei: spezza il monopolio delle correnti, garantisce rappresentatività statistica dell'intera magistratura e mantiene un filtro di competenza attraverso i requisiti di eleggibilità. Il CSM deve essere organo di governo autonomo, non di autogoverno corporativo.
Il bisogno di offrire una cornice più chiara e meno arbitraria al potere giudiziario è comprensibile, ma con la riforma non le pare si possano aprire le porte a una deriva ancor più pericolosa, e cioè legare lo stesso al potere politico?
'È precisamente il sistema attuale che lega surrettiziamente magistratura e politica, attraverso il correntismo. Le correnti negoziano nomine, incarichi, carriere con logiche che spesso intrecciano rapporti con la politica in modo opaco (ancora: caso Palamara). La riforma introduce trasparenza: se mai ci dovesse essere interferenza politica, sarà visibile e contrastabile, due organi di governo separati, rendendo più difficile un controllo politico unitario e l'Alta Corte disciplinare con composizione mista che sottrae il potere disciplinare all'autoreferenzialità. Il rischio vero non è la riforma, ma mantenere lo status quo dove il potere si esercita attraverso canali informali e incontrollabili'.
L'obbligatorietà dell’azione penale non viene toccata sul piano giuridico dal referendum, ma concorda che viene di fatto indebolita? A suo avviso è un bene o un male?
'L'obbligatorietà rimane intatta giuridicamente, e questo è fondamentale. Il timore di un 'indebolimento di fatto' non è fondato, anzi.
La riforma prevede la creazione di una “Alta Corte disciplinare” per il controllo dei magistrati (separata dai Csm). Siamo certi che questo nuovo meccanismo garantisca adeguatamente l’imparzialità e non venga invece usato come strumento di pressione o controllo, ampliando potenziali interferenze esterne nella carriera dei giudici?
'L'Alta Corte è garanzia di imparzialità, non strumento di controllo. Oggi il sistema disciplinare è autoreferenziale: i magistrati giudicano i magistrati, con evidenti conflitti di interesse. L'Alta Corte ha composizione mista (magistrati + avvocati + professori universitari), è separata da entrambi i CSM, sottrae il potere disciplinare alle dinamiche corporative e introduce un controllo esterno qualificato, non politico Le 'interferenze esterne' che esistono oggi sono opache, a causa delle pressioni delle correnti. Meglio un sistema trasparente con garanzie procedurali che l'attuale giungla corporativa'.
Oggi in Italia il Pm non è solo 'l'accusa', ma almeno in base alla Carta deve cercare la verità, non vincere il processo e per questo è tenuto a indagare anche a favore dell’indagato, infatti può chiedere l’archiviazione o l’assoluzione se non ci sono prove. Ebbene, con la riforma non si rinuncia forse a questo principio forse un po' utopico, ma comunque elemento di garanzia per l'imputato e per il cittadino in genere?
'La separazione delle carriere non elimina il dovere di obiettività del PM, che rimane sancito dall'art. 358 c.p.p. Il PM continuerà a dover indagare anche a favore dell'indagato e potrà chiedere assoluzione. Anzi, la riforma rafforza questo principio. Un PM in carriera separata è più consapevole del suo ruolo all’interno del processo, un giudice in carriera separata è più efficace nel controllare l'operato del PM. La distinzione netta tra chi accusa e chi giudica rende più trasparente il processo, proteggendo l'imputato'.
Converrà che uno dei mali della giustizia in Italia è rappresentato dalla lunghezza smisurata dei processi. Questa riforma non pare toccare questo nodo?
'Vero, la riforma non è la soluzione unica al problema della durata dei processi (servono riforme organizzative, investimenti, digitalizzazione), ma è un tassello necessario: un sistema più razionale e specializzato funziona meglio'.
Giuseppe Leonelli

