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Righi e Mesini, sindaci per il NO

Righi e Mesini, sindaci per il NO

Affidano alle pagine social appello al voto e ragioni delle scelte


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Riccardo Righi, sindaco di Carpi, e Matteo Mesini sindaco di Sassuolo, hanno scelto di spiegare pubblicamente le ragioni del loro 'no'. Le loro posizioni, pur diverse per accenti, convergono su un punto: la riforma non affronta i problemi reali della giustizia e rischia di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Righi racconta di aver affrontato il tema con attenzione e senza pregiudizi. 'Mi sono informato, ho letto, ho ascoltato ragioni diverse', spiega, chiarendo di non voler orientare il voto dei cittadini ma di voler condividere con trasparenza la propria valutazione. A suo avviso, il referendum 'non è una vera riforma della giustizia' e non interviene sulle criticità che i cittadini vivono ogni giorno. 'Ridurre i tempi dei processi, rafforzare gli organici, semplificare le procedure: è lì che servono le riforme', afferma. Il punto decisivo, per il sindaco di Carpi, resta l’indipendenza della magistratura: 'Separare le carriere può avere senso solo se questo principio viene rafforzato, non messo in discussione'. Righi richiama anche il clima politico attuale: 'Quando c’è anche solo il dubbio che si possano creare spazi di influenza della politica su chi indaga e su chi decide, serve prudenza'.
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E conclude ricordando che la giustizia 'non è un terreno su cui regolare conti politici' ma 'una garanzia per tutti'.

Mesini concentra invece la sua critica sull’inefficacia della riforma rispetto ai problemi concreti del sistema giudiziario. 'Chi subisce un reato aspetta anni per una sentenza, chi è innocente può restare in carcere a lungo in attesa di processo, le carceri sono sovraffollate', osserva. E sottolinea come il referendum 'non accorci un processo di un solo giorno' e 'non assuma un cancelliere'. La seconda ragione del suo no riguarda l’equilibrio tra poteri: 'La nostra democrazia si regge sull’autonomia tra potere esecutivo e giudiziario. Questa riforma lo incrina'. Il nodo più delicato, secondo il sindaco di Sassuolo, è il nuovo meccanismo di nomina dei membri laici del CSM: 'Chi decide chi entra nell’elenco da cui verranno sorteggiati? Con quale maggioranza? Lo stabilirà una legge ordinaria, cioè la maggioranza di governo'. Un sistema che, a suo giudizio, rischia di rendere il sorteggio 'una facciata' lasciando 'il potere reale in mano alla politica'. Mesini richiama anche le parole di Walter Veltroni: 'Vedo un’ispirazione più autocratica che democratica'.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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