'Una vergogna assoluta, una scelta che definire scandalosa è persino riduttivo. Pagare i medici per prescrivere meno esami specialistici significa stravolgere il principio stesso della medicina pubblica e del diritto alla salute. Ma con quale logica si può pensare che un professionista, giurato a tutelare la vita e la salute del paziente, debba essere “premiato” economicamente per non prescrivere un accertamento? Si parte dal presupposto che i medici abusino del proprio ruolo, che segnino esami inutili o superflui, come se la prevenzione fosse un lusso e non un dovere. È una visione miope e cinica, che trasforma il medico da garante della salute a gestore di budget'. A parlare è il segretario di Popolo e libertà, Bruno Rinaldi a commento della delibera del 28 ottobre firmata dal direttore Ausl Mattia Altini.
'E poi si parla di “incentivo di 1,2 euro ad assistito”, come se la salute di una persona valesse il prezzo di un caffè. È una misura che umilia sia i medici, che si vedono trasformati in burocrati, sia i cittadini, che si troveranno a dover discutere la necessità di un esame con un medico che, volente o nolente, sarà spinto a risparmiare.
La cosa più grave è la contraddizione clamorosa con le continue campagne pubbliche sulla prevenzione. Ci si riempie la bocca con slogan sull’importanza di diagnosticare precocemente le malattie, e poi si scoraggia la richiesta di accertamenti. È un doppio linguaggio politico che distrugge la fiducia tra cittadini e sanità - afferma Rinaldi -. Chi governa la Regione Emilia-Romagna dovrà assumersi tutta la responsabilità di questa deriva. Non si può predicare la tutela della salute e allo stesso tempo monetizzare la riduzione delle cure. Questa non è gestione efficiente: è un vero e proprio atto politico contro la prevenzione e contro il diritto universale alla salute. Una pagina nera per la sanità pubblica modenese e regionale'.


