Ovviamente le lezioni in presenza al 70% sono subordinate alla conferma dell’Emilia Romagna non in zona rossa, decisione che verrà presa domani dal ministro della Salute nella classificazione delle Regioni sulla base dall’analisi settimanale dei dati epidemiologici effettuata in Cabina di regia nazionale.
La decisione, assunta in condivisione tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale e Prefetture, è stata quella di adottare per il momento la misura di precauzione e massima sicurezza tra quelle previste dall’Esecutivo nazionale, che dà la possibilità di arrivare fino al 100% di presenza in zona gialla o arancione. Mentre si continua a lavorare per permettere proprio la massima frequenza in aula a tutti gli studenti di ogni ordine e grado, le istituzioni coinvolte hanno optato in modo concorde per questa percentuale di rientro, il 70%.
I sindacati del mondo dell’istruzione, che proprio oggi hanno incontrato l’assessore regionale alla Scuola, Paola Salomoni, hanno portato la massima attenzione sul tema della salute dei lavoratori della scuola, ribadendo allo stesso tempo come sia fondamentale far coesistere un ritorno alla presenza in classe per gli alunni con il rispetto di tutte le norme e le valutazioni espresse dalle istituzioni sanitarie.
Alla base della decisione, il quadro epidemiologico nella popolazione in età scolastica, in miglioramento ma tale da suggerire tuttora il rispetto di tutte le precauzioni possibili, oltre al persistere di varianti del virus: elementi presenti nella lettera che la direzione dell’assessorato regionale alle Politiche per la salute ha trasmesso oggi stesso all’Ufficio Scolastico Regionale e alla Prefettura di Bologna, in cui si sottolinea come “si ritiene corretto e prudente mantenere percentuali di frequenza in presenza nelle scuole secondarie di secondo grado non superiori al 70% almeno fino a quando i dati relativi all’epidemia non saranno tali da indurre ad un diverso orientamento”.
“Sappiamo che i nostri ragazzi hanno pagato un prezzo altissimo durante questa pandemia
“Abbiamo deciso di attivare la didattica al 70% in quanto più gestibile in questo momento sotto ogni aspetto - concludono Salomoni e Donini -, a partire da quello sanitario, come il contact-tracing, gli screening e gli isolamenti fiduciari, per arrivare al tema del trasporto pubblico passando per le difficoltà organizzative dei singoli istituti a far convivere la presenza totale con le norme di sicurezza.
Nulla cambia, invece, per chi frequenta le scuole primarie e le secondarie di primo grado, così come per chi usufruisce dei servizi per l’infanzia 0-6 anni: in Emilia-Romagna già ora è prevista la frequenza totale per tutti gli alunni, misura che verrà mantenuta.
Una novità riguarda anche tutti i docenti, dai servizi educativi per l’infanzia alle scuole secondarie di secondo grado coinvolti da un caso Covid: anche se l’insegnante ha svolto la propria attività rispettando le misure di contrasto alla pandemia (quindi il distanziamento e l’utilizzo della mascherina anche in posizione statica), i Dipartimenti di Sanità Pubblica regionale si impegnano ad effettuare con immediatezza, quindi entro 24 ore dalla presa in carico del caso, un test molecolare di screening affinchè il tempo di attesa dell’esito dell’analisi sia ridotto al minimo. Naturalmente, se l’esito sarà negativo il docente potrà riprendere l’attività regolare.
Dati sui contagi in età scolastica
Dopo il picco dei contagi da coronavirus nelle prime due settimane di marzo, dal 5 al 18 aprile si sono registrati 1.199 casi tra bambini e ragazzi e 116 tra docenti ed altro personale. Numeri che significano un calo rispettivamente del 29% e del 17% rispetto alle settimane precedenti, ma che costituiscono l’8,5% tra quelli individuati complessivamente in tutta l’Emilia Romagna, che nel periodo in esame sono stati 15.518. Dati quindi in linea con il trend in corso da settembre: dall’inizio dell’anno scolastico, infatti, tra studenti e alunni si sono registrati l’8,2% dei casi e tra i lavoratori della scuola l’1,3%.



