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Servizio postale a rischio nell’Appennino modenese

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Dell'Orco: 'Salvi solo se il Comune diventa imprenditore postale'


Servizio postale a rischio nell’Appennino modenese

“Venti uffici postali dell’appennino modenese  a rischio. Sono quelli che rientrano nel nuovo  modello di recapito a giorni alterni che ha interessato oltre la metà dei Comuni italiani e ha toccato la nostra provincia già dal maggio 2016”. Lo dichiara Michele Dell’Orco, deputato M5S, della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni a margine dei lavori di Commissione in cui si è discusso un question time M5S per chiedere al Governo se il processo messo in atto da Poste Italiane sia in linea con la normativa comunitaria di riferimento e in particolare con la direttiva 2008/6/CE.  “Il Governo sta inspiegabilmente avallando senza alcun vaglio critico la politica dei tagli attuata da Poste come si evince dall’approvazione del nuovo contratto di programma 2015-2019, senza neppure mettere in conto che potremmo essere sanzionabili a livello europeo, considerato che la direttiva postale (97/67/CE) prevede l'obbligo per tutti gli Stati membri di assicurare la raccolta e la distribuzione degli invii postali al domicilio del destinatario come minimo cinque giorni lavorativi a settimana”.

“Il mio timore – sostiene il pentastellato – è che si cominci con la consegna della posta a giorni alterni poi, come abbiamo già visto fare, comunicano che  l’ufficio postale resterà aperto solo due o tre volte a settimana (come successo ad esempio a Gaiato, Renno e Gaianello e, come accaduto ad esempio a Frassinoro che ha dovuto ricorre al Consiglio di Stato, si finisce con l'ufficio chiuso, il servizio postale smantellato e i cittadini costretti a prendere l'automobile e a percorrere chilometri per arrivare all'ufficio postale superstite più vicino'. 

Racconta il deputato: “La risposta avuta dal Governo in Commissione è infatti tutt’altro che tranquillizzante: sostengono che non ci sia alcuna incompatibilità con le norme comunitarie e scaricano la responsabilità su Regioni e enti territoriali che entro il 30 settembre di ogni anno, per evitare eventuali chiusure o rimodulazione di orari, dovranno  inviare proposte per aumentare la redditività della rete degli uffici postali nell'ambito territoriale. In pratica Regioni e Comuni dovranno fare un business plan aziendale, passando dal ruolo di amministratori a imprenditori del settore postale se vogliono garantire un servizio essenziale per i cittadini. La risposta del Governo è alquanto ridicola e maschera l’unica verità:  Poste  Italiane non è più interessata ad occuparsi del servizio postale  ma vuole occuparsi solo dei più remunerativi servizi finanziari. Questa scelta industriale –conclude Dell’Orco - potrebbe essere lecita se stessimo parlando di una qualsiasi azienda del settore recapiti ma stiamo parlando di Poste Italiane una società in cui lo Stato italiano, tramite il Ministero dell'Economia e delle Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti, è l'azionista di maggioranza, detenendo più del 60% delle azioni e per svolgere il servizio postale universale riceve un contributo pubblico dallo Stato Italiano”.



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