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Sicurezza e radicalizzazione islamica: Fdi chiede Commissione d’inchiesta su moschee abusive a Modena

Sicurezza e radicalizzazione islamica: Fdi chiede Commissione d’inchiesta su moschee abusive a Modena

La Commissione avrà il compito di effettuare una ricognizione approfondita della presenza di moschee, centri di preghiera e centri culturali non autorizzati


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Fare piena luce sui fenomeni di radicalizzazione islamista e sulla diffusione di luoghi di culto irregolari presenti sul territorio regionale. È questo l’obiettivo della richiesta di istituzione di una Commissione consiliare d’Inchiesta regionale depositata dai consiglieri di Fratelli d’Italia Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti.

La Commissione avrà il compito di effettuare una ricognizione approfondita della presenza di moschee, centri di preghiera e centri culturali non autorizzati, verificando al contempo l’efficacia dei controlli urbanistici, fiscali e di pubblica sicurezza finora svolti dagli enti competenti.

“La sicurezza dei cittadini e il controllo del territorio rappresentano priorità assolute. Non possono esistere zone d’ombra né esitazioni istituzionali quando sono in gioco la legalità e la tutela della comunità. I recenti episodi di cronaca, dall’attentato di Modena all’arresto a Reggio Emilia di un cittadino italo-marocchino accusato di fiancheggiamento allo Stato Islamico e di pianificare un attentato, impongono una riflessione seria e una risposta concreta”, dichiarano i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia.

Nella richiesta si evidenzia come l’Emilia-Romagna sia stata più volte interessata da attività investigative e provvedimenti legati al contrasto del terrorismo internazionale.

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Tra gli episodi richiamati figurano il terribile attentato avvenuto a Modena il 16 maggio, l’arresto di un italo marocchino radicalizzato a Reggio Emilia, il passaggio a Bologna del terrorista internazionale Youssef Zaghba, lo smantellamento di cellule estremiste nell’area tra Imola e Faenza e diversi casi di radicalizzazione registrati all’interno degli istituti penitenziari. Viene inoltre richiamata la recente operazione “Domino”, che ha portato alla luce una rete internazionale di finanziamento dell’integralismo islamico con attività investigative svolte anche nelle province di Modena e Bologna.

Focus particolare sul fenomeno delle moschee abusive che soprattutto a Modena rappresentano un fenomeno in profonda proliferazione e diffusione ed è per questo che la commissione di inchiesta proposta da Fratelli d’Italia sarà chiamato a censire i centri culturali e religiosi privi delle necessarie autorizzazioni, verificare il rispetto delle normative vigenti, approfondire le situazioni di marginalità e isolamento che possono favorire percorsi di radicalizzazione e formulare eventuali proposte amministrative e normative volte a rafforzare l’attività di controllo degli enti locali e la tutela della legalità.

“Riteniamo doveroso che la Regione faccia piena chiarezza sui possibili collegamenti tra insediamenti religiosi non autorizzati e fenomeni di radicalizzazione. Intendiamo ascoltare sindaci, prefetti, rappresentanti delle forze dell’ordine ed esperti del settore per comprendere eventuali criticità e individuare gli strumenti più efficaci per prevenire ogni forma di estremismo. Chi opera in Emilia-Romagna deve farlo nel pieno rispetto delle leggi, della trasparenza e dei valori che fondano la nostra convivenza civile.

Su questi principi non sono ammesse deroghe. Per troppi anni la sinistra che governa questa Regione ha preferito voltare la testa dall'altra parte in nome di un finto buonismo e di un'accoglienza senza regole, permettendo la proliferazione di zone franche dove la legge dello Stato sembra non valere. Chi si opporrà a questa Commissione d'inchiesta dovrà spiegare ai cittadini emiliano-romagnoli perché preferisce l'opacità alla trasparenza e il silenzio alla sicurezza. Noi non faremo un solo passo indietro: le istituzioni hanno il dovere di riprendersi il controllo del territorio e di garantire che in Emilia-Romagna non ci sia spazio per l'estremismo, l'illegalità e la segregazione delle donne”, concludono Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti.

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