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Trande (Avs) mette sullo stesso piano Delrio e Netanyahu, poi si pente e cancella l'immagine

Trande (Avs) mette sullo stesso piano Delrio e Netanyahu, poi si pente e cancella l'immagine

Paolo Negro (Pd): 'È paradossale che chi si proclama difensore della democrazia utilizzi metodi basati sulla deformazione violenta dell'immagine altrui'


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Dopo essersi lanciato in una difesa ad oltranza di Francesca Albanese in polemica col sindaco Massimo Mezzetti, il consigliere regionale Avs Paolo Trande si esibisce in un ardito paragone tra il premier israeliano Netanyanhu e il senatore Pd Graziano Delrio. Trande sui social pubblica infatti una grafica nella quale associa Netanyanhu all'esponente Dem e al senatore Lega Massimiliano Romeo. La loro colpa? Aver sottoscritto il cosiddetto DDL antisemitismo.

Una associazione della quale però Trande dopo un paio di giorni e a fronte delle rimostranze dell'ala cattolica Pd di Modena, si pente ed elimina dalla grafica Delrio per sostituirlo con un sempreverde Trump.

'Questa grafica del consigliere regionale Trande non è politica, è mistificazione. Mettere sullo stesso piano visivo e concettuale il senatore Graziano Delrio e il sanguinario Netanyahu, usando come sfondo le macerie di una guerra, è un atto di sciacallaggio comunicativo che offende le istituzioni e il buon senso - afferma Paolo Negro -. Affermare che il DDL contro l’antisemitismo serva a 'restringere il diritto di critica' verso Israele è falso. Il provvedimento recepisce la definizione internazionale dell’IHRA e distingue la legittima critica politica (sempre garantita) dall'odio razziale. Confondere le due cose è un trucco retorico pericoloso che alimenta solo confusione e pregiudizio.

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E in ogni caso, comunque la si pensi, legittimamente, l’accostamento è menzognero. Trande cita la Giornata dei Giusti, ma ne tradisce lo spirito. I giusti sono coloro che hanno salvato vite umane rischiando la propria contro la ferocia dei totalitarismi. Usare questa ricorrenza sacra per costruire una gogna mediatica contro un senatore della Repubblica è una profanazione inaccettabile della nostra memoria storica. L’accostamento grafico tra un rappresentante delle nostre istituzioni e il responsabile di un conflitto bellico sanguinario è un tentativo violento di criminalizzare il dissenso. È paradossale che chi si proclama difensore della democrazia utilizzi metodi basati sulla deformazione violenta dell'immagine altrui'.

Sopra le due grafiche pubblicate da Trande prima e dopo il 'pentimento'

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