'In Iran c’erano sempre problemi. I ragazzi non potevano uscire liberamente, non potevano fare ciò che volevano. Alcuni anni fa ho portato le mie figlie qui per farle studiare e vivere meglio. Oggi la situazione è precipitata. Le donne hanno iniziato a togliere il velo, a vestirsi normalmente, e il regime ha reagito con più durezza'. Stella (usiamo uno pseudonimo), donna iraniana, da anni in Italia, ci parla preoccupata della situazione del proprio paese, di come dopo la reazione delle donne è scattata una vera e propria repressione e di come oggi sia impossibile mettersi in contatto e parlare con amici o parenti, a causa dell'interruzione delle linee di comunicazione e rete internet'. Insieme alla sue due figlie, Stella è una delle donne iraniane davanti alla prefettura nel presidio organizzato su iniziativa promossa da Forza Italia e dal Vicecoordinatore regionale Antonio Platis, alla presenza del coordinatore provinciale del partito Piergiulio Giacobazzi, esponenti locali del partito e del già coordinatore regionale di Noi Moderati e ora in Forza Italia Francesco Coppi. Presenti anche le referenti del partito a Sassuolo e Vignola Claudia Severi e Franca Massa.
Ospite relatore Sharafat Almi Alireza, storico attivista e membro del gruppo di lavoro “commissione esteri” dei dissidenti iraniani.Messaggio chiaro: chiedere un impegno più deciso della comunità internazionale a sostegno della popolazione iraniana, in particolare delle donne e dei giovani che stanno guidando le proteste nel Paese. Platis ha ricordato il percorso umano e politico di Sharafat, dissidente dal 1979 quando suo padre consigliò ai 6 figli di lasciare un paese che sotto il regime definito medievale ed oscurantista degli Ayatollah non avrebbe avuto futuro. Oggi tornare in Iran per lui significherebbe morte. Anche per le famiglie dei dissidenti, non da oggi, il rischio è altissimo. Anche per questo le giovani donne presenti ci chiedono di non pubblicare il loro volto e i loro nomi, per paura di ritorsioni per i parenti in Iran e nei loro confronti, una volta di ritorno. 'Sherafat si è integrato nella comunità italiana, ha sensibilizzato parlamentari europei di diversi Paesi, ha lavorato in Francia e in tutta Europa per difendere la libertà del suo popolo. Oggi iniziamo un percorso che continuerà nel tempo, per sostenere il diritto degli iraniani a scegliere il proprio futuro” - ha affermato Antonio Platis.
'Sul piano diplomatico, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avviato con coraggio pressanti azioni diplomatiche per favorire una soluzione della crisi nel rispetto delle aspirazioni del popolo iraniano'.L’auspicio, ha aggiunto, è che 'una Repubblica democratica e laica possa riportare la libertà in un Paese dove la pena di morte è ancora usata come strumento di repressione del dissenso e della libertà personale'. Quella libertà, o meglio quel desiderio di libertà, espressa oggi da giovani e donne che si stanno ribellando pacificamente, che li ha portati nelle strade, scatenando la reazione del governo.
'Ogni sera cerchiamo di collegarci per avere informazioni. Il bilancio delle vittime nella rivolta nazionale iraniana supera le 12.000 persone. Dietro ogni numero – ha sottolineato Almi Alireza – c’è un nome, un volto, una famiglia distrutta. Non si tratta solo di violenze, ma di una sistematica repressione che mira a cancellare identità, verità e responsabilità. Hanno occupato università e scuole per indottrinare i giovani con la loro ideologia medievale. Ma il popolo iraniano non lo accetta più e non lo accetterà mai'.Sharafat sottolinea come siano soprattutto le nuove generazioni e le donne a rappresentare il motore del cambiamento: “L’ideologia fondamentalista considera la donna come nulla. Ma le donne iraniane hanno dimostrato e stanno dimostrando che senza di loro non si va da nessuna parte.
Il loro coraggio è la forza della rivoluzione”.Chiediamo ad Almi Alireza quanto sia la fiducia che la rivoluzione pacifica contro il regime possa avere successo, alla luce del fatto che sarebbero migliaia le vittime della repressione. “Ho fiducia nel popolo iraniano, che è coraggioso e non vuole essere sottomesso da nessuno. Nei programmi del movimento c’è il secolarismo: religione da una parte, governo dall’altra. La laicità è la chiave del futuro dell’Iran”.Ma avverte anche che il popolo non può essere lasciato solo: “Non chiediamo soldi, armi o interventi stranieri. Chiediamo che i governi occidentali prendano una posizione chiara e inequivocabile. Finché questo regime resterà al potere, continuerà a esportare terrorismo. Se l’Europa continua a fare affari con loro, diventa complice”.Sharafat, oggi cittadino italiano, rivolge un appello diretto: “Il popolo italiano deve chiedere ai suoi governanti cosa stanno facendo per la sicurezza dell’Italia. Io da anni informo i miei concittadini. Ora tocca anche a chi ha il potere fare la propria parte”.Due ragazze da poco maggiorenni raccontano la loro esperienza. Una ha vissuto in Iran fino a 5 anni fa, quando la madre l'ha portata in Italia. 'Studiavamo, provavamo a fare una vita normale, ma l'atmosfera era sempre tesa. Economicamente e socialmente. Non eravamo mai tranquille quando uscivamo di casa, anche solo per andare a scuola. Bastava qualsiasi cosa per fare scatenare controlli, interrogatori e di entrare in una marea di problemi, anche per il velo fuori posto'. Chiediamo che informazioni hanno della situazione. 'Ora nulla, internet è staccato da settimane'. Il suo breve racconto si chiude con una frase semplice ma potente: “Vogliamo solo vivere libere”.
Un momento di testimonianza, accompagnata dall'esposizione di lettere a comporre la frase 'Free Iran', e un unico messaggio: 'La libertà del popolo iraniano è una battaglia che riguarda tutti'.