Ad un mese dalla presentazione dell’indagine “Nove metri quadrati di Modena” dedicata agli affitti rivolti a studenti fuori sede e lavoratori, Federconsumatori ha presentato ieri presso la propria sede di Modena, un report sugli affitti turistici e brevi, inferiori a 30 giorni, nella città di Modena.
Il report esamina in particolare la condizione di Airbnb, largamente il principale soggetto del settore, partendo dalle gravi irregolarità fiscali che hanno portato ad un recente accordo per il risarcimento al Fisco di 576 milioni di euro. Proprio sulla regolarità del settore, anche a Modena, si concentra una buona parte del report. Solo una minoranza di immobili in affitto breve, appena il 21%, ha oggi in Provincia l’obbligatorio Codice Identificativo Nazionale, nato per contrastare le irregolarità e le truffe. Anche il Codice Regionale ha avuto riscontri solo dal 30/40% degli operatori.
In assenza di mappature certe il report ipotizza che gli appartamenti e le camere in affitto breve presenti su Airbnb siano a Modena 668, per l’80% composti da appartamenti e case e per il restante da camere, per lo più con bagno condiviso. Numeri assoluti e percentuali, quelli quindi rappresentati da Airbnb sul mercato, assolutamente ridotti, per non dire irrisori, rispetto al totale e a quanto la popolarità della piattaforma potrebbe indurre a pensare. Quello che a Modena fa appunto la differenza sono il grande numero di appartamenti o locali dati in affitto al di fuori delle regole che a fatica stanno normando il settore, soprattutto sul fronte fiscale, oltre quello della sicurezza all'utenza finale.
Tenuto conto di altri portali e di altri canali sono probabilmente 900 le unità in affitto turistico nella città gestite attraverso le piattaforme per così dire ufficiali, alle quali vanno aggiunti qualche centinaio di immobili del tutto sconosciuti al fisco, e che potrebbero risultare nelle statistiche come vuoti. Inoltre solo 175 soggetti, con 348 camere, forniscono i dati delle presenze alla Regione. Difficile ipotizzare la quantità di irregolarità, che potrebbero collocarsi tra un terzo e la metà della complessiva offerta di affitto turistico sulla città di Modena.
Con una presenza media di tre giorni, contro i due degli alberghi, e con una percentuale di occupazione mediamente superiore al 60%, quello dell’affitto breve è un’attività certamente conveniente per gli operatori. Abbiamo preso due situazioni reali, e fatto i conti in tasca al proprietario di un grazioso bilocale in centro, che paga regolarmente le tasse, per scoprire che il risultato economico netto annuale è almeno di 1.400 euro mensili, doppio rispetto ad un affitto lungo. Stessa cosa abbiamo fatto per una persona che da sette anni affitta tramite Airbnb un posto letto nel proprio appartamento, a 45 euro, costantemente sold-out. In questo caso abbiamo ipotizzato che le tasse non siano pagate e le pulizie vengano fatte in autonomia; il guadagno finale è di 1.250 euro mensili per una camera di 12 mq, col bagno condiviso. Quattro volte quello di un affitto lungo della stessa camera. Contrariamente ad altre analisi, e senza assolvere nessuno, a noi è apparso evidente che la maggior parte delle irregolarità sia da ricercarsi trai piccoli operatori, tra gli host non professionali.

Gli affitti turistici e brevi sono solo una parte della crisi complessiva dell’abitare e del vivere a Modena.
Nella foto Marzio Govoni, presidente Federconsumatori Modena, durante la conferenza stampa

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