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Apocalisse nelle cra, a Reggio morti 200 anziani. Contagiato il 21%

Apocalisse nelle cra, a Reggio morti 200 anziani. Contagiato il 21%

L'aggiornamento è stato fornito dalla dottoressa Elisabetta Negri, direttore Attivita socio-sanitarie del distretto Ausl di Reggio?Emilia


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Sono 200 gli anziani ad oggi deceduti per Coronavirus nelle case residenza della provincia di Reggio Emilia, di cui 16 con sintomi sospetti e 184 con tampone positivo che ha conclamato l'infezione. Salgono quindi di 47 unità rispetto al dato registrato il 7 aprile scorso fornito dall'Ausl. Anche l'aggiornamento è stato fornito dalla dottoressa Elisabetta Negri, direttore Attivita socio-sanitarie del distretto Ausl di Reggio Emilia ascoltata questa sera (in videoconferenza) dalla commissione speciale sull'emergenza Covid del Consiglio comunale. Su una popolazione di circa 3.000 anziani ospitati nelle case protette (pubbliche e private) di tutta la provincia i soggetti positivi sono 659 (52 in più rispetto a inizio mese), di cui 79 ricoverati. Insomma il 21% degli ospiti è stato contagiato. 29 infine gli ospiti guariti, mentre appare in aumento, dice Negri, 'il numero degli anziani che si stanno negativizzando'.

A livello generale, aggiunge il direttore sanitario dell'Azienda Usl Cristina Marchesi 'Abbiamo molta preoccupazione per la fase 2 e per le conseguenze dei comportamenti, perchè prima o poi bisognava arrivarci, ma vediamo già molta gente in giro e questo ci costringe a stare alla finestra per nove o dieci giorni dopo il 4 maggio, quando si potrebbe avere un ritorno del picco'.
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Al momento però la pressione sulle strutture sanitarie - dove ci sono ancora 300 ricoverati contro i 350 di marzo - pare sostenibile. L'osepedale infatti 'dimette piu' di quanto non ricoveri'. La 'maggior parte delle trasmissioni- spiega infatti Marchesi- avviene nelle case residenza, a domicilio tra familiari e anche sul posto di lavoro'. Ecco perchè, continua la professionista, 'stiamo lavorando in modo molto rigoroso e puntuale su tutti i positivi, con indagini epidemiologiche quasi da detective, cioè scavando nella vita della persone anche indietro nel tempo, per risalire ad eventuali sintomi o contatti'. In questa fase, conclude la dirigente dell'Ausl, 'proponiamo molto anche la soluzione in hotel per coloro che non hanno le condizioni di un isolamento in casa e anche in queste strutture siamo presenti con infermieri ed un medico per monitorare lo stato di salute degli ospiti'.
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