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Bolzoni torna a Modena: così il nome di Libera si incrocia a Montante

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Ieri sera il noto giornalista di Repubblica era a Carpi alla serata 'Ne vale la pena' condotta dal direttore del Gr di Radio Bruno Pierluigi Senatore


Bolzoni torna a Modena: così il nome di Libera si incrocia a Montante
Erano in pochi all'auditorium Loria a Carpi ad ascoltarlo, intervistato dal direttore del Gr di Radio Bruno Pierluigi Senatore, una quindicina di persone in tutto. A livello istituzionale solo il sindaco di Castelfranco, Giovanni Gargano. Il libro presentato ieri a Carpi da Attilio Bolzoni (Il padrino dell'Antimafia) è uno di quei volumi che scuote certezze e luoghi comuni. 'In altre parti d'Italia trovo sale piene alla presentazione, qui in Emilia siete pochi ma buoni...' - ha detto sorridendo Bolzoni.

Un libro che descrive il Sistema Montante, un sistema che proprio Bolzoni ha contribuito coi suoi articoli a far emergere. 
'Antonello Montante è stato il motore immobile di un meccanismo perverso di conquista e gestione occulta del potere che, sotto le insegne di un’antimafia iconografica, ha sostanzialmente occupato, mediante la corruzione sistematica e le raffinate operazioni di dossieraggio, molte istituzioni regionali e nazionali'. Queste le parole che si leggono nelle motivazioni della sentenza che a maggio ha portato alla condanna a 14 anni di carcere l’ex presidente di Confindustria Sicilia.



E Bolzoni nel suo libro dipinge nei dettagli la rete sociale che - a vario titolo - ha toccato il Sistema Montante. Particolarmente significativo il passaggio sul Libera, associazione da sempre simbolo della Antimafia in Italia. Totem per tanti intoccabile. Ecco cosa scrive Bolzoni di Libera e del suo leader don Luigi Ciotti.

'Profonda delusione quando ho incrociato il nome di Libera con quello di Antonello Montante. E non mi riferisco al ritrovamento del famigerato file excel il 'diario segreto' del pescecane di Serradifalco dove annota tutto per potere usare quel 'tutto' in futuro. Mi riferisco ad altro. Riporto i fatti. Sono difficilmente contestabili perchè non solo sono fissati in atti giudiziari ma, molti, rintracciabili anche nelle cronache. Tutte 'fonti aperte'.
Fra gli appunti scoperti in quella 'stanza... diciamo... della legalità' nella sua villa di Serradifalco, ci sono richiami a don Ciotti che - almeno per quanto mi riguarda - valgono meno di niente.
Perchè? Perchè la fonte è Montante stesso. Sono 26 telefonate o contatti che sarebbero intercorsi tra l'uomo di Confindustria e il prete tra il 27 gennaio e il 5 febbraio 2015 con un'annotazione: 'ho tel don Ciotti 26 tel'.
Anche in questo caso, le date sono sempre importanti. Le vere o presunte telefonate (potrebbe essersele inventate Montante per trascinare Ciotti nel torbido) sono antecedenti al 9 febbraio, il giorno in cui diventa uffciale l'indagine su Montante. Non ce n'è una sola dopo'.

Ma se questi dati, anche per Bolzoni, non signficano nulla potendo essere frutto della volontà di Montante di millantare conoscenze, quello che stupisce il noto giornalista siciliano è l'atteggiamento di don Ciotti all'indomani della pubblicazione dei fatti riguardanti Montante.

'Dopo un bavaglio stampa durato molti mesi la maggior parte dei quotidiani italiani pubblica la notizia sulle accuse avanzate dalla magistratura nei confronti di Calogero Montante. Le corrispondenze dalla Sicilia sono del 23 gennaio 2016. Tutto ora è ufficiale. Ma neanche un mese dopo, esattamente il 22 febbraio, don Ciotti è a Torino al fianco del socio e del compare di Calogero Montante per lanciare un kit della legalità per le imprese del territorio. Il fondatore di Libera è accanto a Ivan Lo Bello che è presidente Unioncamere che da un anno non perde occasione per difendere Montante firmando comunicati a raffica per dimostrare la sua incondizionata stima'. 'Come fa - si chiede Bolzoni - il leader della più rispettabile associazione antimafia che c'è in Italia a non pronunciare una sola parola su Calogero Montante dopo quei robusti indizi investigativi e intanto stringere accordi con il suo 'gemello'? Una parola, anzi più di una, il prete se la fa sfuggire poi. E' il 16 marzo. Ciotti è a Messina, alla domanda dei giornalisti su Montante risponde: 'Mi auguro che Antonello possa dimostrare la verità... Il mio augurio è che ognuno di quelli che vengono indagati siano messi in grado di poter dimostrare questo. Io non sono in grado di poter entrare in una storia di questo tipo. Dico solo che oggi sono molti che invece di fare lotta alla mafia la fanno all'antimafia nel nostro Paese. Allora qui c'è il dovere di saper distinguere per non confondere. Bisogna essere veramente molto attenti...'. Ciotti si ferma ha un attimo di esitazione e abbassa la voce: 'Perchè un pochettino lo vedo anche nei riguardi di Libera che ci sono semplificazioni, dei giudizi, del fango che arriva... una manipolazione della verità'. L'intervista è anche ripresa dalle telecamere'. 'Ciotti in pubblico chiama Montante confidenzialmente Antonello. Una piccola imprudenza linguistica. Possibile? - si chiede ancora Bolzoni nel libro -. Ma che c'entra uno come don Ciotti con uno come Montante? E' davvero con quel modello di antimafia, dopo tanti anni di battaglie civili, che Libera può dialogare? Luigi Ciotti non pronuncerà il nome di Montante nemmeno due anni dopo quando Paolo Mondani nella primavera 2018 prepara una puntata di Report'. E il paragrafo si chiude con una amara constatazione: 'Nel processo Montante parti civili sono l'ordine dei giornalisti Sicilia, il Comune e la Camera Commercio Caltanisetta, l'avvocatura dello Stato e la Regione. Libera non c'è'.

Giuseppe Leonelli


Redazione La Pressa
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