'Parlare solo di più agenti è riduttivo' – dichiara Roberto Butelli, segretario provinciale del sindacato. 'È vero che gli organici sono importanti, ma il fenomeno è prima di tutto sociale e culturale. Non si può risolvere pensando di piazzare una pattuglia ad ogni angolo o trattando i minori come semplici criminali. Serve un approccio complesso e integrato'.L'intervento di Butelli rileva 'l’illusione che basti rafforzare le forze di polizia per contenere un disagio che invece nasce molto prima, nelle famiglie, nelle scuole, nei contesti sociali fragili, specie nel caso dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) che spesso crescono senza riferimenti adulti'. Secondo il SIULP, è urgente coinvolgere educatori, genitori, operatori sociali, con un investimento strutturale su prevenzione, integrazione e sostegno.
Inoltre, il sindacato denuncia alcune criticità normative: dalla legge Zampa, che tutela i minori anche in caso di dubbio sull’età, alla convenzione di Dublino, che considera i minori autori di reato comunque vittime, il quadro legislativo – pur mosso da principi di protezione – complica l’intervento repressivo, soprattutto in situazioni di emergenza urbana.Il Siulp lancia infine un appello alle istituzioni: 'Serve una strategia a più livelli. Il problema della sicurezza giovanile non può essere trattato solo come questione di ordine pubblico. È un campanello d’allarme sociale che riguarda tutta la comunità'.


