Lo studio (Referenti scientifici: Massimiliano Salati e Francesco Serra), in collaborazione con le Università di Verona e Siena, prevederà la selezione di un campione di 100 pazienti affetti da adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea, avanzato e operabile, sottoposti a resezione gastrica parziale o totale con intento radicale nell’arco temporale 2018-2020. Su questi campioni verrà effettuato uno studio immunoistochimico con lo scopo di valutare la crescita della massa tumorale in base alla quantità di proteina CD73 presente.
“Come avviene nella totalità dei tumori – commenta Roberta Gelmini – anche nella neoplasia dello stomaco la prevenzione e diagnosi precoce sono aspetti fondamentale. Fattori di rischio per i tumori gastrici sono rappresentati dal tabagismo, così come da determinate abitudini alimentari e, estremamente importante, dalll’Helicobacter pylori. Quest’ultimo aumenta infatti di 6 volte il rischio di ammalare di carcinoma gastrico. Tra l'1% e il 3% dei casi sono dovuti a sindromi genetiche ereditarie. La chirurgia riveste un ruolo fondamentale nella terapia del carcinoma gastrico ma iI trattamento delle neoplasie gastriche è multidisciplinare. L’associazione di chirurgia e chemioterapia permette di raggiungere i risultati migliori e non può prescindere da una stretta e continua collaborazione tra i chirurghi e oncologi. Nel nostro centro ogni caso viene discusso collegialmente per stabilire il più adeguato percorso diagnostico-terapeutico. Così come in ambito clinico, la stessa collaborazione tra oncologi, anatomopatologi e chirurghi si concretizza nella realizzazione di progetti di ricerca che possano migliorare, nella pratica clinica, la diagnosi e la terapia del cancro gastrico.
“Sappiamo che l’espressione della proteina CD73 nelle cellule tumorali e stromali – spiega Massimiliano Salati - sottintende una soppressione della risposta immunitaria antitumorale e favorisce i meccanismi di evasione e progressione neoplastica. Per questo motivo si associa a prognosi infausta in vari tipi tumorali tra cui melanoma, cancro del colon-retto, cancro della colecisti, prostata, tumore del seno, dell’ovaio e carcinoma papillare della tiroide. Ne consegue come il CD73 stia diventando una molecola chiave come potenziale target terapeutico la cui inibizione, nei modelli pre-clinici, ha provocato favorevoli effetti anti-tumorali. Il suo blocco farmacologico associato ad agenti inibitori dei checkpoint immunitari infatti (i.e. anticorpi monoclonali anti-CTLA-4 e anti-PD-1/PD-L1) può diventare un'opzione terapeutica molto promettente in oncologia”.
“Per quanto riguarda il tumore gastrico – aggiunge Reggiani Bonetti - I risultati ad oggi disponibili sulla espressione della proteina CD73 non sono ancora sufficienti per stabilire con certezza il suo ruolo prognostico e cancerogenico. Risulta quindi importante avere a disposizione una casistica significativa su cui effettuare indagini anatomopatologiche al fine di comprendere se la soppressione di CD73 può essere un approccio disponibile anche per il tumore gastrico.”
La riunione del GIRCG che ha approvato i diversi studi, compreso quello dell’ AOU di Modena, ha visto la partecipazione dei più importanti centri di trattamento del cancro gastrico a livello nazionale (105 centri collegati) e si è svolta per via telematica il 29 gennaio scorso.


