L’appello degli avvocati penalisti a Modena riuniti nella Camera Penale Carl'Alberto Perroux e lanciato nel maggio del 2018 per chiedere la riforma dell’ordinamento penitenziario, è rimasto di fatto lettera morta nelle stanze del parlamento ed è così che per oggi le camere penali italiane hanno indetto una giornata di astensione dalle udienze per denunciare la mancata riforma, ma non solo: gli avvocati denunciano che alcune varate dal parlamento a maggioranza Lega-M5S limitano ulteriormente il già difficile accesso alle misure alternative alla detenzione, riflettendosi in negativo sia sulle garanzie ed i diritti dei detenuti sia sul sovraffollamento delle carceri, con conseguenze anche drammatiche confermate dagli atti di suicidio o autolesionismo. E' l'avvocato Sara Pavone ad illustrare, nel presidio organizzato questa mattina davanti al tribunale di Modena, i numeri dell'emergenza.
'A livello locale il problema del sovraffollamento può definirsi cronico: alla data del 30.6.2019 presso la Casa Circondariale di Modena - afferma Pavone - vi erano 492 detenuti su 369 posti regolamentari, un sovraffollamento pari al 33,3%. Inoltre nell’anno 2018 sono stati registrati n. 208 casi di autolesionismo e n. 18 tentativi di suicidio.
'La soluzione a questi problemi - afferma a nome della Camera Penale di Modena, Sara Pavone - non può essere individuata nella costruzione di altri istituti penitenziari, come pare essere la volontà del governo, e non può essere quella di comprimere la discrezionalità dei magistrati di sorveglianza incrementando i reati ostativi alle misure alternative alla detenzione. la soluzione dev’essere quella di adottare scelte legislative lungimiranti e rispettose del perimetro tracciato dalla Costituzione oltre che dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
Per risolvere questi problemi la volontà del governo di costruire nuove carceri per i penalisti non è la strada giusta'
'L’art. 27 della Costituzione prevede che le pene non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e debbano tendere alla rieducazione.
La reclusione consiste nella privazione della libertà ma tale privazione - concludono gli avvocati della Camera Penale di Modena - non può trasformarsi in una compressione dei diritti inviolabili dell’uomo quali, solo per citarne alcuni, quello alla dignità, alla salute, al mantenimento dei rapporti familiari e, naturalmente, ad ottenere un trattamento rieducativo personalizzato'



