Una chiesa, quella modenese, che non disturba, politicamente corretta, che sa stare al suo posto. Pronta finanche - come ha detto il Vescovo nel suo messaggio pasquale - a ritardare la piena apertura del sepolcro a Pasqua. A ritardare la Resurrezione, quasi che il virus fosse più forte di Dio stesso. E forse va bene così. I mercanti dal tempio oggi verrebbero allontanti con grazia, senza clamore e San Paolo non cadrebbe più da cavallo ma dolcemente scenderebbe e accarezzerebbe la criniera dell'animale. E l'invito a dare a Cesare quel che è di Cesare? Sarebbe esteso per generosità a dare sempre a Cesare anche una fetta di ciò che è di Dio. Per non disturbare appunto. E quella domanda sul Paradiso da ricacciare giù, perchè fa troppo male. Insomma, va bene siamo tutti amici, ma c'è o non c'è il Paradiso? No no, non pensiamoci.
Una chiesa che sull'acqua della paura del virus non cammina, ma nemmeno affoga per non correre il rischio di doversi fare salvare da un Dio fintamente addormentato, ma si immerge dolcemente per non dare troppo fastidio, per non rischiare. Tiepida come l'acqua della doccia col miscelatore calibrato.
E così, una Chiesa umana, buona, buona e terrena, che affida tutta la sua spiritualità alla bellissima scenografia di un Papa solo in una Roma deserta, in fondo non fa nemmeno sentire la mancanza della Messa, della Eucarestia, della Confessione. Robe da Medioevo. E forse è giusto così, quell'armamentario puzza di sacrestia, meglio riporlo: vogliamoci solo tutti bene. L'otto per mille per aiutare i poveri, la Caritas al fianco dei migranti e i sacerdoti nuovi volontari di una grande, variopinta ong. Distanti ma uniti coi violini di sottofondo. E il Paradiso?
Con profonda stima per i sindaci.
Giuseppe Leonelli


