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Covid, petizione insegnanti Muratori: 'No a riaperture scuole al 75%'

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'I trasporti non sono stati potenziati. Si è scelta una più comoda soluzione di facciata che non mette al centro gli studenti e la scuola'


Covid, petizione insegnanti Muratori: 'No a riaperture scuole al 75%'

'Per la ripresa della scuola occorre abbandonare la proposta del 75% in presenza che dovrebbe essere attivata dal 16 gennaio e che obbligherebbe ai doppi turni e di optare per un 50%. Una riapertura sostenibile e in sicurezza può avvenire solo a seguito di un potenziamento significativo dei trasporti'. E' questo il contenuto di una petizione lanciata da alcune docenti del Liceo Muratori-san Carlo di Modena, Isabella Rossi docente di Lingua e Letteratura inglese, Sara Furlati docente di Lingua e Letteratura francese ed Elisa Sabattini docente di Lingua e Letteratura italiana.

'In merito allo sforzo organizzativo imposto alle scuole tramite le Prefetture, di cui abbiamo notizia dalla stampa, non si può fare a meno di rilevare l'inadempienza del Ministero dell'Istruzione e dell’Amministrazione nazionale e locale al compito di garantire la ripresa della didattica in sicurezza e nel rispetto di tutti i soggetti coinvolti - si legge nella petizione -. Dall'estate scorsa, il confronto con gli Enti locali e con i trasporti, nodo critico per la sicurezza, non ha prodotto alcuna soluzione. Nella Provincia di Modena i mezzi pubblici non sono stati incrementati come avrebbero dovuto, mentre sulle singole scuole si è abbattuto l'onere di risolvere il problema del distanziamento e della prevenzione, con l'enorme sforzo organizzativo e professionale dell'Amministrazione scolastica e dei docenti. Si sono rivoluzionati tutti gli spazi disponibili, misurando e controllando per garantire il massimo di presenze possibili; si sono scaglionati gli ingressi degli studenti, ridotti i giorni di didattica in presenza per ogni classe, spezzate le classi fra presenza e distanza, complicando la didattica e moltiplicando la preparazione e lo svolgimento delle verifiche; si sono strutturati gli orari più volte, con una complessità micidiale, elaborati ed applicati nuovi protocolli operativi e nuove procedure. Tutto questo per ritornare dopo poco alla Didattica a distanza'.

'Se nello scorso anno scolastico, quando l’emergenza sanitaria ha colto tutti alla sprovvista, la Didattica a distanza ha rappresentato l’unico modo per garantire il diritto all’istruzione, a diversi mesi da allora le scuole hanno sperato di poter utilizzare una Didattica integrata tra presenza e distanza, proprio perché la DaD ha rivelato tutti i suoi limiti, e ciò a prescindere dall’innegabile impegno dei docenti nel formarsi ed attrezzarsi adeguatamente. E’ un dato di fatto che la DaD in molti casi non ha funzionato, tanto più considerando che gli adolescenti hanno bisogno di relazioni vere, confronto educativo diretto, riferimenti certi nella scansione del tempo da dedicare alla scuola, allo studio e alle attività ricreative, per loro altrettanto essenziali. La durata delle lezioni a distanza è stata necessariamente ridotta e, di conseguenza, gli obiettivi formativi e i programmi didattici sono stati spesso ridimensionati, finendo di fatto per penalizzare ulteriormente un percorso di formazione già accidentato - continuano le insegnanti -. Ora che il Governo annuncia la ripresa della didattica in presenza (nonostante la pandemia sia purtroppo ancora in pieno corso) assistiamo all'imposizione da parte della Prefettura dell’assurda fascia oraria dalle 10 alle 15, che non tiene conto della fisiologia dell'apprendimento e della docenza, della logistica dei fuori sede (per le destinazioni di montagna non saranno tra l’altro previste corse supplementari!), dell'organizzazione familiare dei lavoratori e degli alunni. Le ricadute di questa decisione, tanto irragionevole quanto unilaterale, sullo stile di vita dei ragazzi e delle loro famiglie e sull’equilibrio psico-fisico degli studenti stessi, appaiono evidenti a chiunque abbia esperienza di adolescenti e dinamiche di apprendimento. Ancora più gravi si prospettano le ripercussioni sul percorso di inclusione degli alunni disabili, i più colpiti da questi lunghi mesi di Didattica a distanza. Tutto questo perché in sei mesi nella Provincia di Modena, per altro non così diversa dalle altre per conformazione ed estensione territoriale, e nemmeno svantaggiata dal punto di vista economico, non si sono potenziati sufficientemente i trasporti né si sono garantiti adeguati spazi alle scuole. Ancora una volta si è scelta una più comoda soluzione di facciata che non mette al centro gli studenti e la scuola, realtà decisiva per il presente e per il futuro della nostra Provincia e di tutto il Paese, ma crea più problemi di quanti ne risolva'.


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