'Abbiamo portato in piazza le voci di chi ha vissuto in prima persone le conseguenze disastrose della gestione dell'emergenza all'interno delle strutture, degli operatori che da mesi denunciano l'assenza dei dispositivi di protezione e la carenza di personale per garantire un'assistenza adeguata; dei familiari dei pazienti che non hanno mai ottenuto risposte chiare su quanto è accaduto ai loro cari; dei lavoratori impiegati nelle cooperative sociali che ogni giorno vivono sulla propria pelle le conseguenze della privatizzazione dei servizi alla persona che non permettono di garantire una cura dignitosa ai pazienti. Il presidio di oggi ha permesso di rompere il silenzio costruito intorno a questi fatti drammatici, costringendo la Regione a calendarizzare un incontro con la delegazione presente su quanto avvenuto in questi mesi e ad aprire un confronto sul modello socio-sanitario, in particolare sul sistema degli accreditamenti. In questi mesi abbiamo visto infatti come il modello emiliano-romagnolo si sia mostrato inadeguato nella gestione dell'emergenza sanitaria e nel garantire il diritto all'assistenza ed alla salute per tutti: è necessario ripensare il sistema di cura e di assistenza nella nostra Regione mettendo al centro le esigenze dei pazienti e dei lavoratori. Un sistema socio-sanitario pubblico capace di garantire il diritto universale alla salute eliminando la logica del mercato e del risparmio nei servizi di cura della persona'.
Il commento
“Sono più di 6700 gli anziani morti nelle Rsa in tutta Italia. La ricerca è iniziata il 24 marzo 2020 e ha coinvolto 3276 strutture (96% del totale) distribuite in modo rappresentativo in tutto il territorio nazionale – commenta il consigliere questore Giancarlo Tagliaferri - il dato più alto in assoluto è in Emilia-Romagna col 57,7%, davanti alla Lombardia col 53,4%”.


