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Ex fonderie: dal cantiere riappare il cumulo di terra contaminata

Ex fonderie: dal cantiere riappare il cumulo di terra contaminata

Simbolo di una storia di degrado, abbandono e rischio ambientale


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Per oltre vent’anni, è rimasto lì, quasi invisibile agli occhi dei più, nascosto da rovi e alberi cresciuti spontaneamente. Visibile solo d'inverno in assenza di foglie, o dall'alto, o dal viadotto delle ferrovia Modena Sassuolo che gli passa accanto o dai piani più alti delle abitazioni di via Mar Tirreno. Un grande cumulo di terreno ufficialmente contaminato, Stoccato all’inizio degli anni duemila dopo le prime analisi ambientali condotte da ARPAE e Ausl nell’area delle ex Fonderie Riunite di Modena sul livello di contaminazione del terreno sull'area da decine di migliaia di metri quadrati, oggi divisa in 4 lotti, Mentre i lavori di riqualificazione dei Lotti 2, 3 e 4 avanzano grazie all'enorme pompaggio di denaro arrivato da fondi PNRR capace di finanziare anche le esose (e difficilmente affrontabili solo con risorse private), procedure di bonifica ambientale e dagli inquinanti di un'area così vasta, quel cumulo, ora visibile a seguito del taglio delle centinaia di alberi che vi erano cresciuti attorno, torna al centro dell’attenzione. Non solo come simbolo di un passato industriale pesante, ma come nodo irrisolto per 25 anni legato all'inquinamento e all'impatto ambientale sulla zona.Dopo decenni di immobilismo politico e amministrativo (la cronaca locale e nazionale si occupava
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del degrado e del rischio ambientale dell'area ex industriale alle porte del centro già dalla metà degli anni '90'), l’area sta cambiando volto grazie agli interventi finanziati dal PNRR, che comprendono, oltre alla creazione di nuovi spazi, la bonifica del suolo nel Lotto 4.Lavori attesi, soprattutto in un quartiere che ha convissuto per decenni lungo con degrado, abbandono e inquinamento. Ma la presenza del deposito di terra contaminata, rimasto esposto alle intemperie per gli stessi decenni e ancora oggi necessita di una copertura, impone una riflessione più ampia.Sulla base dei rapporti Arpae e Ausl, il materiale estratto all'inizio degli anni 2000 per valutare il livello di contaminazione del sito indicarono che il terreno delle ex Fonderie, proprio per la presenza di inquinanti, non sarebbe stato compatibile con un uso residenziale, ma solo, al massimo, con attività di tipo terziario o di servizio. Quel cumulo, dunque, non era un semplice residuo di cantiere: rappresentava la prova tangibile di una contaminazione significativa, che richiedeva protezione e monitoraggio costante.Eppure, nel corso degli anni, la copertura del deposito di materiale scavato ed estratto, è stata più volte danneggiata dal maltempo, dal vento e dall’usura naturale. La vegetazione spontanea ha finito per nasconderlo, ma non per isolarlo.
E la scarsa memoria storica fece il resto.
È legittimo chiedersi ancora oggi, nel momento in cui quel cumulo è stato scoperto, mosso e mescolato dalle ruspe, quanto quel materiale sia rimasto realmente confinato e se la sua esposizione agli agenti atmosferici abbia comportato, e comporti ancora oggi, rischi per il quartiere circostante. Non solo in termini di possibile percolazione nel terreno, ma anche di dispersione di componenti volatili nell’aria.
 

Nella foto, l'area, dall'alto, nel 2014
Le abitazioni e le attività che circondano l’area si trovano a pochi metri dal punto in cui il terreno contaminato è rimasto stoccato per oltre due decenni. E mentre oggi la bonifica del Lotto 4 procede con il lavoro delle ditte specializzate resta aperta la questione di ciò che è accaduto in passato e di quanto, in termini ambientali, sta accadendo oggi. Perché se ieri e nel corso degli ultimi 20 anni la trasparenza è stata scarsamente, o per nulla, garantita, oggi è necessario non ripetere gli stessi errori.. Soprattutto da parte di una amministrazione che ha posto la trasparenza, anche in campo urbanistico ed ambientale, anche oggetto di una specifica delega ad un assessore.
Tuttavia, per chi vive accanto a quel cumulo di terra contaminata da oltre vent’anni, la vera rigenerazione non potrà dirsi compiuta finché non sarà fatta piena chiarezza su ciò che è stato, ciò che oggi quella terra, e la sua movimentazione, rappresentano in termini di impatto ambientale (considerando che è stato nuovamente necessario coprirla con teloni), e su quali garanzie accompagneranno la trasformazione in corso.
 

Gi.Ga.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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