Particolari di indagine che i Carabinieri avevano fatto scattare immediatamente dopo il primo grave episodio di danneggiamento, e resi noti questa mattina presso il comando provinciale. Il 16 settembre, primo giorno di scuola, l'uomo si era introdotto nel deposito creandosi un passaggio nella rete di recinzione ed utilizzando il sistema di apertura della porta dei bus dall'esterno (elemento usato in caso di emergenza e per sicurezza) e di cui gli autisti conoscono la posizione, si era introdotto a bordo di 51 mezzi, bloccandone i blocchi di accensione con silicone. A una settimana di distanza il secondo episodio, quello che gli è costato più caro, ovvero l'arresto e il braccialetto elettronico: l'incendio, che il giudice ha derubricato a tentato incendio, ai danni di un mezzo colpito dai fumi e dal calore delle fiamme solo in un fianco della carrozzeria.
Un gesto che avrebbe potuto avere un effetto devastante non solo su quel mezzo ma su tutti quelli che con liquido infiammabile l'uomo avrebbe presumibilmente incendiato, se non fosse stato per la segnalazione di una guardia giurata in servizio di perlustrazione in quella zona che alla vista delle prime fiamme
Il fatto che l'uomo si muoveva con dimestichezza all'interno del deposito e rispetto ai dispositivi dei mezzi, ha portato a capire anche che presumibilmente si trattasse di una persona che avesse conoscenza del settore. Quale si è mostrato essere.
Ad illustrare, questa mattina presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Modena, i particolari delle indagini che hanno portato all'identificazione e all'arresto dell'uomo, Giovanni Mura, Comandante del Reparto Operativo, Marco Zavattaro, Comandante Compagnia Carabinieri Modena, e Filiberto Rosano, Comandante Nucleo Investigativo.


