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Il tribunale annulla il riconoscimento genitoriale a due coppie omosex: è polemica

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Dura reazione di Arcigay e famiglie Arcobaleno e Genitori omosessuali. In conferenza le due coppie: 'Brutta pagina. Noi siamo famiglie a tutti gli effetti'


Il tribunale annulla il riconoscimento genitoriale a due coppie omosex: è polemica

Il Tribunale di Reggio Emilia ha annullato il riconoscimento genitoriale di due coppie dello stesso sesso unite civilmente, annotato dall’Ufficiale di Stato Civile del Comune di Reggio Emilia: si tratta degli atti di riconoscimento della consigliera comunale Fabiana Montanari e di Samantha Campani, e della coppia di Andrea Manghi e Jessica Zanetti.

In entrambi i casi, i minori sono stati registrati all’Anagrafe subito dopo la nascita come figli delle sole madri biologiche: a breve distanza di tempo, le coppie hanno effettuato il riconoscimento dell’altro genitore nel registro degli atti di nascita dall’Ufficiale di stato Civile del Comune di Reggio Emilia, davanti al sindaco Luca Vecchi.

Nei confronti di questi due atti di riconoscimento, la Procura della Repubblica di Reggio ha presentato ricorso, ai sensi dell’articolo 95 del DPR 396/2000, al Tribunale che ha accolto i ricorsi con decreti 29 aprile 2021.


L’accoglimento dei ricorsi sarebbe avvenuto nonostante il parere non favorevole del Giudice Tutelare del Tribunale di Reggio Emilia, ritenendo l’annullamento del riconoscimento contrario all’interesse del minore con presumibile pregiudizio sul piano personale e patrimoniale di quest’ultimo.

Il Tribunale ha dichiarato i riconoscimenti non rispondenti alla legge, nonostante il consenso prestato dalle madri biologiche, ritenendo che l’articolo 8 della legge 40/2004 sia applicabile esclusivamente alle coppie eterosessuali, coniugate o conviventi, e non anche alle coppie omosessuali.

Riconoscendo il vuoto legislativo in materia di riconoscimento di figli nati da due donne a seguito di procreazione mediamente assistita eterologa e richiamando la sentenza 32/2021 della Corte Costituzionale, il Tribunale di Reggio Emilia ha ritenuto che “il rapporto di filiazione, inteso come fenomeno fattuale, prescinde da una identificazione normativa e può sorgere e svilupparsi nell’ambito di un’unione civile, o di una stabile convivenza che riproduca la quotidianità della vita familiare, anche indipendentemente dalla esistenza di un riconoscimento da parte del genitore intenzionale”.


Per le coppie coinvolte e per Arcigay e Famiglie Arcobaleno, si tratta di 'una brutta pagina per la battaglia per i diritti civili a Reggio Emilia e non solo, che ratifica di fatto un pericoloso vuoto normativo nel sistema del diritto di famiglia italiano, ribadendo la necessità di arrivare quanto prima a delineare una legge che tuteli i minori e le famiglie con genitori dello stesso sesso, garantendo l’uguaglianza di tutti i cittadini sancita dalla Costituzione italiana'

“Non esistono bambini di seria A e bambini di serie B, eppure la decisione del Tribunale stabilisce questa discriminazione: le nostre sono famiglie a tutti gli effetti, che però ogni giorno devono impegnarsi sempre un po’ più delle altre per ricordare che esistono e per conquistare diritti che per molti sono un dato scontato, come quello di vedersi riconosciuti dalla legge come genitori – è il commento delle due coppie - Reggio Emilia è sempre stata all’avanguardia sul tema dei diritti civili, ma quella che è stata scritta in queste settimane è davvero una brutta pagina. Nonostante il parere negativo del Giudice Tutelare riguardo l'annullamento dei riconoscimenti genitoriali, in quanto contrario all'interesse del minore, in realtà li si priva di un riconoscimento fondamentale: quello di poter crescere nel contesto affettivo ed in quello di cura e accudimento di una famiglia che li ama, indipendentemente dal sesso biologico dei genitori”.

“Poter essere riconosciuti quali madri o padri in questo momento dipende dal luogo in cui si vive e dal Tribunale che è chiamato a decidere sulla propria richiesta – proseguono le coppie – Ma essere madre o padre non può dipendere da una casualità geografica: i genitori intenzionali (quelli non biologici) sono fantasmi per lo Stato ma non per i nostri figli ed è tempo che anche l'Italia riconosca a loro il loro ruolo genitoriale”.

“In questi giorni in cui ricorre il quinto anniversario dell’approvazione della legge rivoluzionaria delle Unioni Civili – commenta il presidente di Arcigay Gioconda Alberto Nicolini - il Tribunale di Reggio Emilia agisce ricordandoci che quella legge, gradino fondamentale verso l’uguaglianza, non è che un piccolo passo, insufficiente. In Italia le persone LGBTI valgono solo come singole persone che si uniscono, ma non come madri e padri. Eppure siamo genitori e genitrici, e le nostre famiglie esistono. Questa mancanza legislativa è un dramma pagato in primis dai bambini e dalle bambine, proprio chi dovremmo, come società, proteggere a tutti i costi. Fino a quando dovremo assistere a una tale ingiustizia?”.

“Famiglie arcobaleno lo va dicendo ormai da anni: è improcrastinabile e non più rimandabile un intervento legislativo che tuteli le famiglie omogenitoriali – commenta Gianfranco Goretti, presidente dell'associazione genitori omosessuali –. Una legge che riconosca le nostre famiglie una volta per tutte e non, come sta accadendo, a macchia di leopardo sulla base di un tribunale, di un sindaco o di un ufficiale di stato civile rispetto a un altro. Per questo motivo abbiamo promosso la campagna #nosiamofantasmi che in poco più di quattro mesi ha già raccolto oltre 40 mila firme. A breve – conclude Goretti – le consegneremo al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato per chiedere loro una legge che riconosca alla nascita entrambi i genitori così come l’estensione del riconoscimento ai minori già nati, anche in caso di genitori oggi separati. Un riconoscimento che significa dare finalmente pieni diritti e tutele per i nostri figli e le nostre figlie”.



L’ITER PROCESSUALE -

LA PAROLE ALLE FAMIGLIE - “Sono nata e mi sentivo un fantasma, un mondo completamente segreto era il nostro quello delle persone omosessuali. Poi, i primi Pride, la consapevolezza di essere in tanti.- afferma Samantha Campani, una delle due madri il cui atto di riconoscimento è stata annullato - Avevo 44 anni quando sono arrivate le Unioni Civili, 44 anni. Fino ad allora eravamo come fantasmi per lo Stato italiano. Poi la consapevolezza che l'Unione Civile è una 'formazione sociale specifica', non una famiglia. In seguito l'impugnazione dell'atto di nascita di nostra figlia, per togliermi legalmente il ruolo di genitore. Una sentenza che paragona l'Unione Civile al Matrimonio eterosessuale e ne sottolinea le differenze. Ancora fantasma. Dopo quasi mezzo secolo.
Ci sarà mai piena uguaglianza?”.

“Pensa a tuo figlio. Focalizza il momento in cui l’hai visto nascere, in cui l’hai sentito piangere la prima volta, dire i primi versi, il primo bagnetto, fare il primo sorriso. - sono le parole di Andrea Manghi e Jessica Zanetti - Tutte le volte che ti sei alzato di notte a cambiarlo, a dargli da mangiare, o anche solo a fargli una coccola. Senti il suo profumo mentre lo tieni tra le braccia. Senti l’orgoglio di vederlo fare i primi passi, di vederlo rialzarsi dopo essere caduto, di battere le manine, di vederlo ridere la prima volta sull’altalena.
Ora ascoltalo: per la prima volta dice “mamma”. Ti si riempiono gli occhi di lacrime, di gioia, ovviamente. Il tuo cuore batte a mille: per la prima volta ti senti davvero una mamma.
Poi lo porti dalla pediatra e ti dice che devi firmare un foglio per autorizzare tua moglie a portare sua figlia. Lo porti a scuola e ti dicono che devi autorizzare tua moglie ad andarlo a prendere. Succede qualcosa e in ospedale ti dicono che non puoi entrare.
Perché anche se tutti ti dicono che siete una famiglia e questo non ve lo toglie nessuno, i diritti come le altre famiglie non possiamo averli. (ma attenzione i doveri si!).
Perché nessuno pensa che se dovesse succedermi qualcosa, mia figlia non potrebbe stare con la sua mamma, visto che siamo già una famiglia così e del riconoscimento non ne abbiamo bisogno. Perché non importa se tua figlia ti chiama mamma, papà, per nome o cognome. Tu per lei sarai sempre la sua mamma, ma per il resto del mondo solo la moglie della tua vera mamma.
E ditemi cos’è che fa di me, la madre vera, quella legittima, e di mia moglie no?
E per estensione, cos’è che mia madre, quindi legittima nonna, darebbe in più a mia figlia rispetto alla mamma di mia moglie?
Sapete cosa?
Che grazie al fatto che ho una moglie, mia figlia una nonna ce l’ha, perché io non ho più una madre che possa esserlo.
Qualcuno mi spieghi cos’è che la mia famiglia, avendo pari diritti e doveri, toglierebbe a tutte le altre. Perché io ancora non l’ho capito”.


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