Durante l’iniziativa promossa da Confesercenti Modena a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la difesa del commercio di prossimità, lo chef Massimo Bottura, testimonial con la propria firma, ha preso la parola dopo il ringraziamento della direttrice Marvij Rosselli, offrendo una testimonianza intensa sul suo legame con Modena, sul valore della comunità e sul ruolo che le attività commerciali possono avere nella rigenerazione urbana e nella qualità della vita nelle città. Le sue dichiarazioni, hanno ripercorso in pochi minuti dalla filosofia alla base del proprio lavoro, alla sua visione fino all'impatto dell’Osteria Francescana nell'area di via Stella in pieno centro a Modena
'Sono cresciuto a Modena, sono residente a Modena, pago le tasse a Modena e spero che, nel giorno più tardi possibile, di morire a Modena', ha esordito Bottura, spiegando come il suo radicamento nella città sia parte integrante della sua identità. 'Quando mia figlia mi ha detto: 'Papà, sono pronta a tornare', ero l’uomo più felice del mondo. Vuol dire che il futuro non è a New York, ma è a Modena. E dove è nata? A Modena.'
Lo chef ha ricordato anche il suo impegno civico: 'Mi batto contro la caccia nella zona di San Damaso, mi batto contro i container che volevano mettere in mezzo a un piccolo paese.
Mi batto per le cose in cui credo, perché la bellezza è bellezza per tutti: nei refettori o in un tre stelle Michelin è la stessa cosa.'Bottura sottolinea il valore culturale e turistico delle produzioni locali: 'Una bottega dove piegano il cuoio in corso Canalchiaro, dove i ragazzi del Tortellante fanno tortellini che diventano portachiavi e rimangono nella memoria dei turisti, questo è fondamentale.'E sul turismo modenese: 'Modena ha un turismo straordinario, perché le sue attrazioni hanno un livello altissimo. Non è un turismo 'alla Catelan', che passa, lascia la bottiglia di plastica e scappa. È un turismo che spende, che va nei negozi, che compra il tortellino.'
Bottura ha ricordato come oggi l’enogastronomia sia 'il primo motivo per cui gli americani vengono in Italia, prima dell’arte'. E ha spiegato il percorso che porta i visitatori a scoprire la città: 'La gente viene a Modena, scopre che non è solo fast cars ma anche slow food. Scopre cosa vuol dire fare un Parmigiano Reggiano, aspettare venticinque anni per un aceto balsamico tradizionale, abbinare tutto questo al Lambrusco.
Sul suo approccio creativo: 'Guardo il passato in chiave critica e mai nostalgica, per portare il meglio nel futuro. Come Ai Weiwei che rompe un vaso di duemila anni: non prende le distanze dal passato, lo ricostruisce in chiave contemporanea. Quando servo la parte croccante della lasagna, servo la mia infanzia: la teglia della nonna e le lotte con i miei fratelli.'
Via Stella: il prima e il dopo
Lo chef ha poi ripercorso l’arrivo dell’Osteria Francescana in via Stella, all’epoca una delle zone più problematiche del centro. 'Ho le foto di quando sono arrivato la prima volta: sono stato male. Via Stella, via delle Rose, rua Freda… erano angoli difficilissimi. Il peggiore.'
Il cambiamento è iniziato con un patto tra ristoratori, residenti e forze dell’ordine: 'Abbiamo fatto un accordo con carabinieri e polizia: segnalateci cosa succede. E noi abbiamo cominciato a segnalare in continuazione, rompevamo le scatole.'Poi il coinvolgimento dei vicini: 'Quando hanno visto che stavamo facendo cose interessanti anche per loro, hanno iniziato ad aiutarci. Stanno attenti, non buttano la cicca, non buttano le cose.'
Il punto più critico era il passaggio di Vittorio Veneto, 'lo spazio di droga più duro'. 'Abbiamo inserito un’attività importante: la nostra panetteria.
Qui Bottura ha citato Papa Francesco: 'Porta la luce nelle periferie e vedrai che si pulisce tutto. È esattamente quello che sta succedendo: quando c’è vita, la vita porta qualità nella vita di tutti.'
'Oggi, quando passo per il centro storico, i negozianti escono e mi ringraziano. Per me è la soddisfazione più grande.'E ha concluso ricordando come sia cambiata anche la percezione dei giovani: 'All’inizio c’erano i critici gastronomici che dicevano: 'Andate a mangiare una pizza prima di venire alla Francescana'. Adesso ci sono ragazzi di 18 anni che, quando si diplomano, risparmiano per venire a provare l’esperienza. Questo per me vale tutto. Veramente tutto.'




