La partenza del corteo è prevista alle 10: sarà deposta una corona di fiori davanti alla lapide alla presenza del sindaco Luigi Zironi e dell’assessore Elisabetta Marsigliante, delle sezioni ANPI di Maranello, Novi, Rovereto e Pavullo, dell’ANPI provinciale, della famiglia di Malavasi. La celebrazione avverrà nel rispetto delle normative anti-Covid19. Demos Malavasi, nato a Novi di Modena, operaio, fu attivo durante il regime fascista nell'organizzazione comunista clandestina. Non aveva ancora vent'anni quando fu arrestato per la prima volta. Deferito al Tribunale speciale, fu condannato ad un anno e mezzo di reclusione. Uscito dal carcere, il giovane operaio riprese l'attività antifascista sino a che non fu di nuovo arrestato. La seconda condanna fu ancora più pesante: quattordici anni di reclusione. Malavasi, scontata una parte della pena, uscì dalla prigione per amnistia. Ma non poté tornare a casa. Invece di essere liberato, infatti, fu confinato a Ventotene, dove restò sino alla caduta del fascismo. Il 29 agosto 1943, dopo sei soli giorni dal ritorno dal confino, il giovane operaio dovette di nuovo lasciare la sua casa perché richiamato alle armi.
L'armistizio dell'8 settembre sorprese così Malavasi in una caserma di Maranello, dove si trovava un altro antifascista modenese, Mario Ricci, che sarebbe poi stato conosciuto come il leggendario 'comandante Armando'. Intorno alle tre del mattino del 9 settembre, un reparto di soldati nazisti (sicuramente lì indirizzato dai fascisti locali), si presentò al portone della caserma, chiedendo soltanto dei militari Malavasi e Ricci. I due presero la fuga, ma mentre Ricci riuscì ad eclissarsi, Demos fu abbattuto con una raffica. La salma del giovane fu trasportata da amici a Novi: l'11 settembre una grande folla partecipò ai funerali del primo Caduto della Resistenza modenese.


