'Conosciamo la lettera aperta che un gruppo di cittadini modenesi le ha inviato per manifestare la preoccupazione diffusa nella città alla notizia che il Cinema Astra è prossimo alla chiusura, perché l’edificio di Via Rismondo sarebbe stato venduto per una diversa destinazione (alloggi, lì di lusso) dettata dalla convenienza economica. Italia Nostra in tutto condivide e fa proprie le ragioni, argomentate come meglio non si potrebbe, che si oppongono al venir meno dell’unica superstite sala cinematografica attiva nel centro storico di Modena: suo essenziale servizio dalla inaugurazione dell’ottobre 1946, una istituzione storica può ben dirsi, partecipe della vicenda della città dall’immediato dopoguerra, aperta a iniziative culturali non solo di spettacolo'.
Così, Italia Nostra Modena scrive una lettera aperta al sindaco di Modena Massimo Mezzetti.
'Ricordiamo che il Cinema Astra fu progettato da Alberto Mario Pucci (collaboratore il giovane Vinicio Vecchi), esponente non minore della architettura razionalista degli anni Trenta e primi anni Quaranta del Novecento, Assessore comunale nel fervore postbellico della ricostruzione, artefice degli innovativi servizi della città. Singolarità dell’edificio è il sistema di copertura attuato, in quel clima emergenziale, con il reimpiego delle campate di ponti smontabili abbandonate a Modena dal genio militare dell’esercito americano nell’avanzata verso Nord. E all’architetto Vinicio Vecchi (estroso progettista
di sale cinematografiche, dei Cinema Olympia e Principe a Modena, entrambi dichiarati di interesse culturale) si debbono la prima (1966) modificazione dell’ingresso e nel 1996 la trasformazione dell’Astra in multisala (tre sale di proiezione), attuale assetto funzionale dell’edificio. La essenziale documentazione della vicenda costruttiva è conservata nell’Archivio Vinicio Vecchi presso la Biblioteca Poletti'.'La Modena civile non può accettare, noi crediamo, che la scomparsa sia oggi il destino ineluttabile del Cinema Astra; e se il vigente pug (lascito imbarazzante della trascorsa Amministrazione) non sa riconoscere il valore culturale, storico-testimoniale nel lessico urbanistico, dell’edificio di Via Rismondo, c’è il rimedio di una apposita particolare variante (e pure del ripristino della disciplina regolamentare delle destinazioni d’uso, cancellata dal pug). Quando per altro la Regione Emilia-Romagna con la sua legge 12 del 2006, nel proposito di promuovere lo sviluppo e la qualificazione dell’esercizio dell’attività cinematografica, si dà il compito di favorirne l’adeguata presenza nei centri storici in funzione espressamente della loro salvaguardia (art.3 alla lettera c). E se il successivo art.6 comma 1 affida al Comune il compito di autorizzare la realizzazione e la trasformazione degli immobili da destinare a sale cinematografiche, di ristrutturare e ampliare le sale già in attività, implicitamente (ma necessariamente noi crediamo, nel sistema che vuole l’attività cinematografica a salvaguardia


