La fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione fu aperta da monsignor Benito Cocchi il 4 ottobre 2008 e si chiuse il 24 ottobre 2009, nella chiesa di San Domenico. Ora il Servo di Dio Severino Fabriani è dichiarato venerabile.
Don Severino Fabriani entrò in Seminario a Modena nel 1806, fu ordinato sacerdote il 17 dicembre 1814 e venne nominato insegnante di Fisica e Storia Naturale nel Seminario. Continuò a studiare e ad approfondire diversi campi del sapere, tanto da diventare, nel 1821, socio dell'Accademia delle Scienze, Lettere e Arti, distinguendosi come letterato, storico, filosofo, teologo, apologista, fisico e naturalista. Il 1° gennaio 1822, a 30 anni, improvvisamente venne colpito da afasia, con conseguente perdita della voce. Questo avvenimento lo toccò profondamente poiché lo costrinse a rinunciare all'insegnamento, ad esprimersi a cenni con i pochi amici in grado di capirlo, ma soprattutto lo privò della possibilità di esercitare il ministero sacerdotale. In questo periodo gli fu di conforto il sostare in meditazione davanti al Crocifisso. Lo scritto diviene la sua unica possibilità di comunicare e ai suoi corrispondenti diceva di vedere questa sua malattia nella luce della Provvidenza, come un preciso invito di Dio a purificarsi maggiormente nel proprio spirito e a diventare più sensibile verso le realtà eterne. Nel 1823, un amico sacerdote gli chiese di prendersi cura di una ragazza undicenne sordomuta e, l’anno successivo, fu chiamato a dirigere la scuola per sordomute, alcune delle quali erano state accolte nelle 'Scuole di Carità', insieme ad altre bambine udenti. In quel periodo, si recò a Milano e Genova, con lo scopo di visitare scuole per sordi, per apprendere i metodi da loro utilizzati. Nel 1828, chiuse le “Scuole di Carità”, rimase attiva sola quella diretta dal Servo di Dio, occupandosi solamente delle bambine sordomute. Egli, coadiuvato da tre maestre, diede inizio alle “Figlie della Provvidenza per le Sordomute”, con lo scopo precipuo di occuparsi dell’educazione delle sordomute. A questa opera dedicò tutto se stesso.
L’Istituto Figlie della Provvidenza per le Sordomute venne fondato nel 1828 a Modena e, dal 1952, è presente anche nella Diocesi di Carpi con la scuola dell’infanzia e primaria “Don Severino Fabriani”. L’opera di don Fabriani è inoltre presente a Casola di Montefiorino, con una casa di preghiera, a Roma, con una scuola secondaria, e ha varcato anche i confini nazionali, raggiungendo Brasile, Sri Lanka e Nigeria.
“L’esercizio eroico della fede – si legge nel Decreto promulgato dalla Congregazione delle Cause dei Santi - portò il Servo di Dio ad accettare l’infermità che lo rese afono per sempre e gli impedì l’esercizio del ministero sacerdotale.
Nel 1992, anche Giovanni Paolo II ricordò la figura di don Severino Fabriani nel discorso alle “Figlie della Provvidenza per le Sordomute” nel II centenario della nascita del Fondatore: Quale nobile figura è quella del vostro Fondatore! Uomo colto e sensibile, apologeta intelligente e acuto nella difesa della verità e della fede. Don Severino Fabriani fu soprattutto un grande educatore e benefattore dei piccoli e dei sofferenti. Frutto delle sue concrete esperienze è il volume assai apprezzato “Lettere logiche sopra la grammatica italiana”, che propone un metodo semplice e pratico di insegnamento della lingua italiana ai sordomuti. Insieme alla sua opera umanitaria ed evangelica, ciò che in lui colpisce e affascina è la profonda spiritualità. Scrivendo alle Suore Maestre del suo Istituto, egli insisteva sulla necessità di avere “carità, zelo, pazienza, quanto una madre per il più amato suo figlio, quanto un apostolo per un nuovo popolo di credenti...”. Insegnava e praticava così la via dell’amore, dedicandosi interamente alla cura delle piccole emarginate dalla società. Additava, però, sempre la meta suprema del Paradiso, raccomandando insistentemente “pace, carità, unione”, perché “dove è la pace ivi è Dio”. E soggiungeva, richiamandosi al Vangelo: “Tutti conosceranno che siamo discepoli di Gesù, se avremo tra noi carità e dilezione scambievole”.



