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Modena, Michelangelo rischia chiusura: le promesse mancate del Comune

Modena, Michelangelo rischia chiusura: le promesse mancate del Comune

La rabbia di Berto Gavioli, il noto attore teatrale modenese gestore da una trentina d'anni del Michelangelo di via Giardini


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Alla fine dello scorso anno l'assessore alla cultura del Comune di Modena Bortolamasi fece una promessa che non ha trovato sinora nessuna risposta e nessuna conseguenza pratica. “Aiuteremo il Teatro Michelangelo di Modena – disse con enfasi l'assessore – che è in difficoltà per la chiusura decisa dal governo a causa del Covid”.

“Ma siamo a febbraio del 2021 e siamo chiusi dal febbraio del 2020, cioè da un anno – sbotta un ormai malinconicamente rassegnato Berto Gavioli, il noto attore teatrale modenese gestore da una trentina d'anni del Michelangelo di via Giardini - e non si sa quando ci faranno riaprire. Nel frattempo abbiamo ricevuto dallo Stato un modesto contributo ma nulla dal Comune se non un 'ristoro' che sa di elemosina e questo a differenza di Bologna dove, da parte del Comune, vi è una attenzione particolare per tutti i teatri, anche se privati, come è il mio, perchè il Comune di Bologna li considera un patrimonio culturale da difendere e sostenere. Anche il Michelangelo deve avere i medesimi attestati di merito da parte del Comune di Modena, che parla tanto di sostegno alla cultura, diversamente il rischio di chiusura è sempre dietro l'angolo”.

Da ricordare che il Teatro
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di via Giardini dispone di 400 poltrone, duemila abbonati, 50 mila presenti a stagione e dieci dipendenti costretti a vivere in un limbo triste e nebuloso.
“Siamo fermi in attesa di capire cosa decideranno di fare, ma intanto le spese correnti e di mantenimento restano tali. Ho avuto diversi incontri col sindaco e con assessori ma nulla si è mosso e i proclami e le promesse sono rimaste lettare morta”.

Dunque secondo Berto Gavioli l'assessore Bortolomasi ha parlato di tutela del patrimonio culturale modenese con l'impegno di non lasciare indietro nessuno (una frase questa ormai inflazionata da parte di Muzzarelli e assessori che, appunto per questo, non incanta più nessuno) ma la realtà, come si è visto, è ben diversa e non vale a nulla sbandierare interventi che poi non vengono svolti o fare promesse poi disattese.

Ma, a pochi chilometri di distanza, vi è un altro attore teatrale, come Paolo Di Nita, carpigiano di adozione, gestore di alcuni teatri della Bassa reggiana, che vive gli stessi momenti di difficoltà, di angoscia e di snervante attesa.
Ma Di Nita, che è passato pure lui dalla rabbia alla rassegnazione al pari del collega modenese Gavioli, si lascia comunque andare a pesanti accuse quando dice: “sono ingiustificabili quelli che hanno assunto le misure come quelle di chiudere per mesi i teatri, luoghi di produzione di cultura, che sono in grado di applicare le norme di sicurezza richieste e che perseverano in questo errore”.

Anche questo è uno dei temi cruciali che dovranno essere affrontati da Draghi perchè ormai la protesta dei titolari e dei gestori di cinema e teatri ha raggiunto il culmine, come testimoniano le pesanti critiche rivolte al ministro della Cultura, il riconfermato Franceschini (che non si mai opposto ai decreti di chiusura) senza tuttavia avere ottenuto nulla.

Cesare Pradella

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Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per cinque anni addetto...   

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