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Modena, trapianto fegato da donatore vivente: figlia salva la mamma Cristina

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E' il secondo intervento di questo tipo dopo quello di luglio. La figlia Giulia: 'L'amore con l'amore si paga. L'improvvisa criticità delle sue condizioni e l'urgenza di un trattamento appropriato hanno trovato risoluzione'


Modena, trapianto fegato da donatore vivente: figlia salva la mamma Cristina

Un trapianto di fegato da donatore vivente in corso di piena emergenza Covid ha salvato la vita ad una paziente affetta da malattia rara e con alto rischio di mortalità, da mesi in attesa di trapianto da cadavere. Si tratta del secondo intervento di questo tipo: il primo era stato eseguito a luglio di quest'anno. La donatrice è Giulia, un’operatrice sanitaria dell’Azienda ospedaliera, e ha fatto il gesto a beneficio della madre Cristina. Entrambe le donne sono già state dimesse e in buone condizioni di salute.

L’intervento è firmato dall’équipe guidata da Fabrizio Di Benedetto, Direttore della S.C. di Chirurgia Oncologica Epato-Bilio-Pancreatica e Chirurgia dei Trapianti di fegato all’AOU di Modena e professore all’UniMoRe. “Se confrontiamo il dato con quello nazionale” – precisa il professor Di Benedetto –, vediamo che nel paese gli interventi di trapiantologia del fegato stanno subendo un significativo calo complessivo, fisiologico alla luce del panorama storico internazionale.

Nonostante questo trend, il numero di trapianti di fegato eseguiti presso il Policlinico di Modena è stato pari a quello dell’anno scorso, ma abbiamo ritenuto indispensabile rilanciare il programma di trapianto da donatore vivente per ridurre il rischio di mortalità in lista d’attesa”.

“Il trapianto di fegato da donatore vivente, il secondo che eseguiamo quest’anno – prosegue il professore -, è un intervento che prevede l’impiego di due sale operatorie attive in simultanea per diverse ore del giorno. In questo caso abbiamo lavorato dalle 5 di mattina, ora di apertura della sala operatoria della donatrice, alle 21, ora di chiusura della sala operatoria della ricevente, impiegando decine di operatori sanitari tra medici e personale infermieristico. Ringrazio il mio gruppo, il cui lavoro giornaliero ha permesso di raggiungere questo risultato straordinario”.

La paziente su cui è stato effettuato il trapianto era già in lista per la donazione da cadavere senza però aver ricevuto alcuna opportunità di trapianto. “In Italia e in Europa pochissimi centri sono in grado di eseguire il trapianto di fegato da donatore vivente tra due adulti”, riferisce Massimo Girardis, Direttore di Anestesia e Rianimazione del Policlinico di Modena, fra le specialità maggiormente sotto pressione per l’emergenza Covid. “Qui a Modena possiamo offrire ai pazienti anche questa straordinaria opportunità di cura, ancor più di valore nell’attuale contesto di calo di donazioni”.

“Le motivazioni che mi hanno spinto a donare da volontaria una parte del mio fegato a favore di mia madre risiedono nell’affetto che provo per lei e nel mio bisogno di averla accanto nel mio cammino di vita”, ha raccontato la donatrice. “L’amore con l’amore si paga. L’improvvisa criticità delle sue condizioni e l’urgenza di un trattamento appropriato hanno trovato risoluzione in questo intervento: ho fatto ingresso in sala operatoria come paziente, ma anche come infermiera di questo stesso Policlinico, serena e totalmente consapevole. Come operatore sanitaria credo nella scienza, nella medicina, in chi dedica la propria vita al raggiungimento di standard d’eccellenza che poi mette al servizio di ogni singolo cittadino. Ho creduto in questi professionisti che hanno messo in campo le loro conoscenze e conclamate abilità chirurgiche e sarò per sempre loro riconoscente”.

Hanno collaborato con la Chirurgia dei trapianti anche il Servizio di Radiologia del Policlinico diretto dal professor Pietro Torricelli, in particolare la professoressa Anna Rita Pecchi che ha seguito donatore e ricevente nel periodo pre e post operatorio, il Servizio psicologia della Azienda ospedaliera, in particolare con le dottoresse Marcella Vandelli e Catia Ghinelli, che hanno messo a disposizione percorsi di valutazione psicologica e di presa in cura durante le diverse fasi trattamentali, e tutto il gruppo di lavoro del Percorso Aziendale Trapianti di Fegato.

 




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