Nelle fabbriche ci sono vere e proprie scene d’isteria collettiva. Il nostro è un mestiere in cui si lavora gomito a gomito, e negli ultimi giorni abbiamo rischiato più di una rissa perché c’era chi non voleva farsi neanche sfiorare. Le persone hanno paura, ma temono ancor più di perdere il lavoro. In sostanza, siamo fra l’incudine e il martello. Sì, abbiamo guanti e mascherine (che, comunque, sono contate), ma siamo sicuri che siano davvero sufficienti a proteggerci? Chi mi assicura che, rientrando a casa, io non infetti i miei cari?
Tutti noi eviteremmo volentieri di uscire di casa. Io ho due figlii, oltre che familiari che non hanno più vent’anni, e ho il terrore di poterli infettare, perché non abbiamo reali tutele. Ma la paura che prendermi delle ferie possa avere delle ripercussioni sul mio contratto di lavoro è tanta, e lo è soprattutto per gli interinali, che non hanno nessun tipo di garanzie.
Qualcuno ci darà degli incoscienti, qualcun altro degli eroi. Fatto sta che noi siamo qui, fra la paura di perdere il lavoro e quella di contrarre il virus, a lavoro come ogni altro giorno”.
Andrea


