Un episodio isolato? Purtroppo no. Rappresenta piuttosto l’ennesima conferma di una prassi diffusa e consolidata. Né io né il mio collega eravamo clienti abituali: avremmo potuto essere chiunque. Anche due finanzieri. Eppure l’incasso 'a scontrino dimenticato' è avvenuto con una disinvoltura tale da far pensare che il rischio di controlli sia percepito come praticamente nullo.
È inutile nascondersi: a Modena – come in molte altre città – esiste una cattiva abitudine, soprattutto nel settore della ristorazione e dei bar, di non emettere regolarmente lo scontrino fiscale. Ciò che colpisce non è solo l’illecito in sé, ma la tranquillità con cui viene commesso, come se fosse un comportamento normale, accettato, quasi legittimo.
È vero: anche il consumatore dovrebbe chiedere e pretendere lo scontrino. Ma la realtà quotidiana racconta altro. Si crea spesso una situazione di disagio, quasi di imbarazzo. Frequentando lo stesso bar quasi ogni mattina, si arriva a constatare che in una percentuale significativa dei casi lo scontrino semplicemente non viene emesso.
La confidenza, l’abitudine, i sorrisi del buongiorno diventano una sorta di scudo. L’esercente si sente autorizzato a non battere lo scontrino, il cliente si sente in colpa a chiederlo, come se stesse violando un tacito patto di cordialità. Una dinamica che finisce per normalizzare l’illegalità e spostare il peso del rispetto delle regole su chi, paradossalmente, è parte lesa.
Di fronte a un fenomeno così diffuso, sorgono inevitabilmente domande scomode. Possibile che nessuno veda? Possibile che i controlli siano così rari da risultare irrilevanti? In alcuni casi, osservando il livello di impunità, viene persino il sospetto che qualcuno chiuda un occhio. Magari in cambio di un pranzo, una cena o una colazione offerta.
La situazione è tanto più irritante se si considera che Modena è una delle città più care d’Italia. Un cappuccino, proprio ieri, costava due euro. Pagare di più, e per di più in nero, è un paradosso che dovrebbe indignare tutti.
Perché se esiste un “liberi tutti”, allora deve valere davvero per tutti. Altrimenti non è tolleranza: è ingiustizia.
B. Lazzari


