Con 27 voti a favore, 1 contrario e 15 non partecipanti al voto, il 3 maggio del 2016 l'Assemblea legislativa approvò il Piano regionale di gestione dei rifiuti, attraverso il quale la Regione puntava all'azzeramento delle discariche, al progressivo spegnimento degli inceneritori e a portare il riciclo di carta, legno, vetro, plastica, metalli e organico al 70% entro il 2020.
Di seguito riportiamo i principali punti del piano approvato, tutti da realizzare entro il 2020:
- introduzione della tariffazione puntuale, grazie alla quale i cittadini pagheranno per ciò che buttano, non più per i metri quadrati dell’abitazione o per il numero di componenti del nucleo familiare;
- discariche praticamente azzerate, con il conferimento di rifiuti negli impianti ridotto al 5% (-80% rispetto al 2011), cosa che porterà a tenere aperti solo tre impianti di discarica in tutta la regione, vale a dire Ravenna, Imola e Carpi;
- progressivo spegnimento degli inceneritori grazie allo stop dei conferimenti di rifiuti urbani indifferenziati in due – Ravenna e Piacenza – degli otto impianti di incenerimento;
- riciclo di carta, legno, vetro, plastica, metalli e organico portato al 70%;
- aumento della raccolta differenziata al 73%;
- riduzione del 20-25% della produzione pro-capite di rifiuti.
Di fatto, più rifiuti prodotti, meno differenziata e maggiori quantità avviati all'incenerimento. Ovvero l'esatto contrario rispetto a quanto previsto dal Piano regionale dei rifiuti e poco conforme, in linea di principio, al concetto di economia circolare, faro di quello che doveva e dovrebbe essere il sistema per la gestione regionale dei rifiuti.
A Modena, nel 2016, la produzione di rifiuti in termini assoluti (totali), aumentò infatti di un ulteriore 0,5 per cento rispetto al 2015 raggiungendo i 650 kg pro/capite rispetto ad una media regionale di 666. L'inceneritore di Modena, nello stesso anno, bruciò 212.000 tonnellate di rifiuti, per poi passare alle 209.000 tonnellate nel 2017. Un decremento talmente marginale rispetto ad una quantità enorme di rifiuti avviati all'inceneritore di Modena, difficilmente paragonabile a quello che sarebbe necessario almeno per dirigersi verso l'obiettivo di ridurre il ricorso agli inceneritori, ed un graduale loro spegnimento, su scala regionale, entro il 2020. E a confermare l'assoluta controtendenza dei dati dell'inceneritore di Modena rispetto agli indirizzi e agli obiettivi del Piano regionale dei rifiuti approvato nel maggio del 2016, ci sono gli ultimi dati al conferimento di rifiuti indifferenziati avviati all'inceneritore che da gennaio a maggio 2018 hanno continuato a viaggiare sulla media delle 20.000 tonnellate/mese.
Va meglio, con una tendenza in linea con l'obiettivo 2020 del 73 per cento, la percentuale di raccolta differenziata. Tale percentuale è già stata superata in un comune su tre dell'Emilia-Romagna. Il dato regionale registra un incremento dal 2016 al 2017, attestandosi al 64,3 per cento nel 2017. Modena arriva al 67 per cento. Ma se questo rende possibile il raggiungimento della soglia del 70% entro il 2020, dall'altro cozza con l'obiettivo della riduzione dell'incenerimento dei rifiuti, del graduale spegnimento degli inceneritori, elemento quest'ultimo che in una realtà come Modena continua a pesare duramente sia in termini ambientali che sulla salute pubblica.
Il Piano regionale dei rifiuti è stato in questi anni disatteso anche nell'obiettivo di puntare all'autosufficienza regionale. nella gestione. Basta considerare che nel 2016 su 212.242 tonnellate bruciate, il 40 %, cioè 86.582, arrivano da fuori Provincia, confermando una tendenza costante da anni, al di la delle emergenze nazionali legate ad altre regioni d'Italia. A conferma di una volontà (od opportunità) politica che vede il ricorso agli inceneritori come un obiettivo da perseguire e non da eliminare. Perché se oggi la bocca dell'inceneritore di Modena continua ad ingoiare quantità di rifiuti così alti e senza riduzione, è perché i rifiuti non arrivano soltanto dalle altre province della regione (elemento compatibile in una logica di autosufficienza regionale nello smaltimento), ma anche, in maniera costante (al di la appunto delle emergenze), da altre regioni d'Italia. Che rispetto al Piano regionale dei rifiuti che punta ad un ricorso sempre minore agli inceneritori corrisponde ad un paradosso.
Una tendenza, anzi una controtendenza, rispetto agli obiettivi del piano regionale, anche rispetto alla produzione procapite di rifiuti sulla quale si è giocato un grande equivoco. Perché i dati diffusi in pompa magna negli ultimi anni rispetto alla produzione pro-capite regionale hanno sempre riguardatato la percentuale di indifferenziata e non quella assoluta che si è invece mantenuta a livelli molto alti. La produzione totale di rifiuti urbani in Emilia-Romagna nel 2015 (a cui si riferisce l'ultimo report sulla gestione dei rifiuti su dati Arpae), è stata di 2.962.076 tonnellate, corrispondente ad una produzione pro capite di 665 kg/ab. In aumento dell'1,2% su scala regionale rispetto al 2014 ed in costante aumento dal 2012. A Modena e provincia la produzione annuale di rifiuti urbani è stata di 454.000 tonnellate, con una produzione di 647 kg pro-capite.
Gianni Galeotti


