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Policlinico di Modena, ecco la nuova strumentazione per la brachiterapia

Policlinico di Modena, ecco la nuova strumentazione per la brachiterapia

Tecnica radioterapica altamente specialistica che consente di somministrare radiazioni direttamente all’interno o in prossimità della sede tumorale


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Inaugurata oggi al Policlinico di Modena la nuova strumentazione per la brachiterapia presso l’UOC di Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, diretta dal professor Alessio Bruni.

La brachiterapia è una tecnica radioterapica altamente specialistica che consente di somministrare radiazioni direttamente all’interno o in prossimità della sede tumorale mediante l’inserimento temporaneo di sorgenti radioattive. Questa modalità permette di concentrare dosi elevate di radiazioni sul tumore riducendo al minimo l’esposizione dei tessuti sani circostanti, migliorando l’efficacia del trattamento e riducendo gli effetti collaterali.

Il nuovo dispositivo, denominato “Flexitron”, rappresenta una piattaforma tecnologicamente avanzata per l’erogazione di trattamenti di brachiterapia ad alto rateo di dose (HDR). L’apparecchiatura consente una pianificazione estremamente precisa della distribuzione della dose radiante, garantendo elevati standard di sicurezza e flessibilità terapeutica. Il sistema è dotato di software evoluti per l’ottimizzazione dei trattamenti e permette di eseguire procedure sempre più personalizzate, ampliando le possibilità terapeutiche soprattutto nell’ambito dei tumori ginecologici e ponendo le basi per future applicazioni interstiziali.

'Innanzitutto - dichiara il professor Alessio Bruni - il primo ringraziamento va alla Direzione Generale, all’Ingegneria Clinica e alla Fisica Sanitaria che hanno permesso rispettivamente l’acquisizione e l’installazione del nuovo dispositivo, iniziando così un percorso di rinnovamento tecnologico in ambito ginecologico che permetterà di eseguire trattamenti radioterapici endocavitari e, in un

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prossimo futuro, interstiziali, in maniera sempre più sofisticata, integrata con la radioterapia a fasci esterni e più precisa con rilevanti benefici sia in termini di efficacia oncologica sia di riduzione della tossicità'.

'La brachiterapia - afferma il dottor Stefano Scicolone, responsabile dell’Attività di Brachiterapia dell’AOU di Modena - rappresenta oggi una componente essenziale nel trattamento dei tumori ginecologici grazie alla possibilità di somministrare elevate dosi di radiazioni direttamente sul volume tumorale, limitando l’irradiazione degli organi sani adiacenti e l’UOC di Modena dimostra di avere, anche in questo ambito, un elevato numero di trattamenti che la pongono al centro del panorama nazionale. Nel corso del 2025, infatti, il nostro Centro ha trattato più di 60 pazienti per un totale di circa 200 applicazioni mediante brachiterapia, sia a scopo curativo radicale, come nei casi di neoplasie della cervice uterina, sia in setting adiuvante per ridurre il rischio di recidiva nelle pazienti operate, confermando l’elevato livello di esperienza clinica dell’équipe e il ruolo centrale di questa metodica nel trattamento dei tumori ginecologici'.

'Già da alcuni anni, la nostra unità, grazie alla forte collaborazione con l’équipe di Ginecologia diretta dal professor Antonio La Marca, con l’Oncologia rappresentata dal dottor Giuseppe Longo e dal professor Massimo Dominici, con la Radiologia della professoressa Annarita Pecchi e con

l’Anestesia guidata dal professor Massimo Girardis, propone alla paziente con tumore ginecologico una presa in carico multidisciplinare che, fra le altre cose, permette la possibilità di utilizzare una sofisticatissima metodica di pianificazione basata sulla Risonanza Magnetica, considerata lo standard di riferimento europeo, che prevede procedure molto complesse e un’organizzazione logistica di alto livello, possibile a Modena proprio grazie alla forte collaborazione tra i diversi specialisti', aggiunge il professor Alessio Bruni.

'Tutto ciò – chiosa la dottoressa Anna Benini, radioncologa dell’equipe di brachiterapia – consente una caratterizzazione anatomica molto più accurata e raffinata che favorisce una pianificazione altamente personalizzata e un ulteriore incremento della precisione e della sicurezza del trattamento in linea con le evidenze scientifiche e le raccomandazioni internazionali'.

'La brachiterapia con sistema di afterloading Flexitron consentirà di migliorare la cura delle neoplasie ginecologiche nell’ambito della presa in carico di tutte le pazienti della nostra provincia garantendo elevata qualità assistenziale ed equità di accesso alle cure', dichiara il dottor Giuseppe Longo, direttore della Medicina Oncologica e del Dipartimento Assistenziale Interaziendale di Oncologia ed Ematologia.

Le principali aree di impiego della brachiterapia in ambito oncologico sono oltre alle neoplasie della cervice uterina anche quelle del corpo dell’utero. Le neoplasie dell’utero, rappresentano la 5° neoplasia nel sesso femminile con una incidenza in aumento negli ultimi anni (I Numeri del Cancro in Italia 2024).

Oggi la probabilità di guarire per le donne affette da neoplasie del corpo dell’utero è del 69% e per quelle affette da neoplasia della cervice è del 58%, questo grazie all’efficacia delle strategie terapeutiche oggi disponibili. Tra queste sicuramente la brachiterapia rappresenta un presidio di estrema importanza.

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