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Rotta Panaro: falla chiusa dopo 26 ore, su Nonantola 9 milioni di metri cubi di acqua

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E' quanto emerge dal report Arpae sull'andamento degli eventi del 6 dicembre. In attesa della commissione di inchiesta regionale sulle cause della rotta, e i cui risultati già tardano rispetto alle previsioni di Presidente e Assessore regionale


Rotta Panaro: falla chiusa dopo 26 ore, su Nonantola 9 milioni di metri cubi di acqua

'Intorno alle ore 6 di domenica 6 dicembre si è improvvisamente aperta una breccia sull’argine destro del Panaro, in località Gaggio nel comune di Castelfranco Emilia a valle di Ponte S. Ambrogio e poco a monte del ponte di Navicello, dove non era stato ancora raggiunto il colmo di piena. L'intervento di Aipo ha consentito la chiusura della falla con massi ciclopici intorno alle ore 8:30 del 7 dicembre'. 
Ventisei ore durante le quali da quella breccia nell'argine uscirono dai 7 ai 9 milioni di metri cubi di acqua che si riversarono in direzione nord-ovest raggiungendo prima la zona industriale poi il centro di Nonantola ed oltre, in direzione Bomporto e Ravarino.

In attesa dei risultati della commissione tecnica regionale sulle cause della rottura dell'argine (già in ritardo rispetto agli annunci e alle previsioni dell'Assessore regionale Priolo in Assemblea Legislativa, una settimana dopo l'alluvione, e del Presidente della Regione Bonaccini, a Nonantola,

lapressa.


it/rubriche/pressa_tube/per-la-sicurezza-in-nodo-idraulico-modenese-servono-100-milioni' target='_blank' rel='noopener'>il 30 dicembre, nell'incontro tecnico con il Capo della Protezione Civile ed il Ministro Boccia
), è il report sulle ondate di piena di quei giorni redatto da Arpae Emilia-Romagna, a ricostruire quanto è successo. Se non sulle cause della rottura dell'argine del Panaro, almeno sulle condizioni che l'hanno accompagnata. Dati che confermano un elemento inequivocabile. Se è vero, infatti, che il difficile intervento per la chiusura della falla si è svolto in tempi tecnicamente veloci, per contro meno veloce, per cause anch'esse da chiarire, è stato l'avvio dell'intervento stesso. Come già documentato, sarebbero infatti passate più di 8 ore dalla rottura dell'argine all'avvio dell'intervento per la chiusura della falla.
La diretta de La Pressa dal punto della rottura documentò che alle ore 12, circa 6 ore dopo dalla rottura, i lavori dovevano ancora iniziare e soprattutto nessun mezzo aveva ancora raggiunto, dall'argine, il punto della falla, così come nessun materiale utile alla chiusura della stessa era stato trasportato sul posto. Indice che dalle 12 sarebbe passato ancora tempo prima che i lavori potessero iniziare. Andò così. Una nota di Aipo, pubblicata anche sul sito dell'Agenzia, comunicò intorno alle 15,30 che l'intervento di posizionamento dei massi cosiddetti ciclopici per la chiusura della falla, era iniziato. Oltre 8 ore dopo l'apertura. Ore in cui milioni di metri cubi di acqua sono fuoriusciti provocando l'allagamento delle campagne di Gaggio e poi l'alluvione di Nonantola.

Milioni di metri cubi fuoriusciti in un punto distante poco più di un centinaio di metri da quello in cui, nel gennaio 2014, lo stesso giorno della rottura sul Secchia, una analoga breccia nell'argine si creò e venne bloccata in extremis da un residente munito di ruspa, prima di provocare un disastro analogo a quello avvenuto il 6 dicembre 2020, e che allora si sarebbe aggiunto a quello devastante del Secchia che invase Bastiglia e Bomporto provocando milioni di danni e la morte di Oberdan Salvioli. Un tratto di fiume, quello del Panaro, interessato dalla breccia del 6 dicembre scorso, che grazie al contributo di ricerca di Massimo Neviani abbiamo scoperto essere stato interessato, dagli anni '60 ad oggi, da almeno 5 rotture.  

Elementi che aiutano a ricostruire il contesto idrogeologico storico e le condizioni considerate eccezionali (manon troppo visto che si tratta di piene classificabili cme piccole medie, tra il TR20 e TR50), che caratterizzarono la notte tra il 5 ed il 6 dicembre. Piena che provocò indirettamente anche gli allagamenti alla Fossalta, a Modena Est. Nel rapporto Arpae trova conferma che la piena del Panaro, attraverso la chiusura delle paratoie delle diga, venne laminata (tagliata) dalle casse di espansione del Panaro non tanto da evitare il rigurgito della piena stessa a livello della confluenza, ad est di Modena, alla Fossalta, con il Tiepido. 

La piena del Panaro, frutto di due ondate che dalla montagna si erano unite in pianura, a livello delle casse di espansione aveva raggiunto, poche ore prima della rottura, intorno alle ore 4, il livello degli 11,07 metri alla diga delle casse di espansione, corrispondente a un volume invasato nella sola cassa primaria (in linea), di circa 17 milioni di metri cubi. Senza l'utilizzo della seconda cassa da circa 5 milioni di metri cubi. Quella, per intenderci, mai utilizzata e collaudata.

Nonostante il taglio della piena del Panaro (che l'assessore regionale Priolo affermò in Assemblea legislativa regionale essere stato di circa la metà, ovvero di circa 550 metri cubi al secondo sui circa 1000 della piena), la quantità di acqua che si diresse verso valle fu tale da non riuscire ad evitare appunto il rigurgito del fiume alla confluenza del Tiepido, nella zona della Fossalta, provocandone l'innalzamento e l'allagamento che ingenti danni ha provocato nella parte est di Modena. Questo, come detto, nonostante il lavoro svolto dalle casse di espansione che avevano abbassato la quantità di acqua a valle ad un punto, sull'asta del fiume, giudicato di sicurezza, ovvero con circa un metro di margine dalla sommità dell'argine. Anche nel punto in cui, poco prima di Navicello, ruppe.

Sulle cause della rottura, sulla quale non è stato aperto alcun fascicolo della Procura, sta indagando solo la commissione tecnica regionale. Con tutti i limiti, dobbiamo dirlo, di una commissione tecnica ma di nomina politica, presieduta dal Direttore generale del settore difesa suolo della Regione e dove Aipo appare sia come sostenitore della commissione controllante sia come soggetto, per forza di cose, direttamente controllato.

Gi.Ga.


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