In Italia le città più pericolose per via del caldo estremo sono Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo. Tra loro quella che inquina di più è Torino, con 23 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti annuali in atmosfera.
Certo è che il 90% delle grandi città mondiali sta affrontando gravi rischi dovuti al riscaldamento globale. Le perdite dovute ai danni provocati da eventi estremi collegati al cambiamento climatico sono già ingenti e le città stanno già affrontando problemi come inondazioni, surriscaldamento, carenza idrica e danni alle infrastrutture.
«A livello globale ad inquinare maggiormente sono le megalopoli cinesi e poi anche Mosca, Istanbul, Tokyo e New York» sintetizzano gli analisti di Ener2Crowd, basandosi sui dati della ricerca “Keeping Track of Greenhouse Gas Emission Reduction Progress and Targets in 167 Cities Worldwide” condotta da Ting Wei, Junliang Wu e Shaoqing Chen, ricercatori della School of Environmental Science and Engineering della Sun Yat-sen University in Cina. Le nostre metropoli coprono solo il 2% della superficie terrestre ma producono l’85% della CO2, contribuendo largamente alla crisi climatica.
La città italiana più inquinante è proprio Torino che si posiziona al cinquantaduesimo posto nella graduatoria mondiale ed al settimo posto in Europa con 23 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti annuali in atmosfera. In cima al ranking mondiale spiccano invece Handan con 206,9 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti, Shangai (195,5 Mt Co2 eq), Suzhou (158,1 Mt Co2 eq), Dalian (147,7 Mt Co2 eq), Pechino(141,5 Mt Co2), Tianjin (137,3 Mt Co2 eq), Mosca (128 Mt Co2 eq) e Wuhan (114,4 Mt Co2 eq).
E poi ancora Quingdao (95,5 Mt Co2 eq.), Chongqing (82,7 Mt Co2 eq.), Wuxi (79,4 Mt Co2 eq.), Urumqi (77,3 Mt Co2 eq.), Bangkok (75,8 Mt Co2 eq.), Istanbul (74,9 Mt Co2 eq.), Guangzhou (73,5 Mt Co2 eq.), Huizhou (71,7 Mt Co2 eq.), Shijiazhuang (69 Mt Co2 eq.), Zhengzhou (67,8 Mt Co2 eq.), Shenyang (64,3 Mt Co2 eq.), Shenzhen (64,2 Mt Co2 eq.), Kunming (64 Mt Co2 eq.), Hangzou (63,9 Mt Co2 eq.), Tokyo (60,5 Mt Co2 eq.), Hong Kong (58,7 Mt
La città più inquinante del Continente Europeo è Mosca (quinta nel ranking mondiale) con 141,5 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti in atmosfera per il 2025, seguita al secondo posto da Istanbul (decima del ranking mondiale) con 87,4 milioni di tonnellate di Co2 e da San Pietroburgo con 53 milioni di tonnellate di Co2, che si posiziona terza. Seguono poi a livello europeo Francoforte (46,8 Mt Co2 eq), Atene (42,6 Mt Co2 eq), Berlino (28,1 Mt Co2 eq), Torino (23 Mt Co2 eq), Amburgo (19,8 Mt Co2) Rotterdam (17,9 Mt Co2), Varsavia (15,6 Mt Co2), Lione (11,5 Mt Co2 eq.), Bologna (7,3 Mt Co2).
E poi ancora Parigi (7,1 Mt Co2), Helsinki (6,9 Mt Co2), Amsterdam (6,2 Mt Co2), Lubiana (6 Mt Co2), Oslo (4,7 Mt Co2), Lisbona (4,2 Mt Co2), Copenaghen (3,5 Mt Co2), Stoccolma (3,1 Mt Co2), Vilnius (2,8 Mt Co2) e Piacenza (1,6 Mt Co2).
«Torino, oltre ad essere la più inquinante d’Italia, è anche la seconda città più inquinata, subito dopo Milano che si classifica prima» commentano gli analisti, che hanno anche stilato la graduatoria delle città più inquinate d’Italia: sul podio Milano, Torino e Monza.
«Se non tagliamo drasticamente le emissioni, caldo estremo, crisi idrica, problemi sanitari e perdita di biodiversità diventeranno la nostra quotidianità» commenta Niccolò Sovico. «Ma è necessario mobilitare subito risorse ingenti: 600 miliardi di euro in più ogni anno per finanziare progetti energetici puliti, riducendo del 45% le emissioni entro il 2030 e puntando a zero emissioni nette entro il 2050. È l’unico modo per mantenere l’aumento delle temperature globali entro +1,5°C» aggiunge Paolo Baldinelli, Executive Chairman e co-fondatore della società. Insomma il coinvolgimento delle grandi piazze finanziarie mondiali —da Wall Street a Piazza Affari, dal Nasdaq al mercato di Shanghai— è imprescindibile: senza questa spinta, contenere l’aumento sotto i +2°C sarà impossibile.
«Servono investitori capaci di unire rendimento e impatto ambientale: i nuovi GreenVestor. La buona notizia è che la finanza sta già iniziando a guardare con interesse a soluzioni sostenibili» sottolinea Sergio Pedolazzi. La transizione è già in corso: i capitali rivolti verso strumenti finanziari “climate-friendly” sono in forte crescita, sostenuti da programmi come il Green Deal europeo e il Next Generation EU.


