Tuttavia, il blocco del turnover, i pensionamenti, la fuga dei professionisti, le dimissioni volontarie, l'assenza di una programmazione efficace stanno trasformando quella che doveva essere una fase temporanea di difficoltà in una condizione strutturale. Oggi il sovraccarico di lavoro è diventato la normalità. Una situazione che ha di sicuro fatto risparmiare molte risorse, ma che nella realtà ha favorito esclusivamente l'azienda, la quale ha certamente raggiunto i propri obiettivi di bilancio.Ma la tenuta della sanità pubblica locale non può e non deve continuare a reggersi sul sacrificio infinito del personale. È arrivato il momento che l’Azienda si assuma le proprie responsabilità con decisioni concrete, coraggiose e tempestive'. Chiaro e netto l'intervento della segretaria Funzione Pubblica della UIl che in un intervendo descrive le criticità di una situazione ritenuta al limite.
'Non si può più aspettare per l'avvio immediato delle selezioni degli incarichi di funzione previsti dal secondo stralcio del 2026, perché dare gambe agli accordi significa rispettare la storia professionale, i diritti e il merito dei lavoratori. È semplicemente inaccettabile continuare a coprire i posti vacanti delle funzioni organizzative a costo zero, raggruppando incarichi di funzione su stessi operatori e costringendo il personale a fare i salti mortali. Questa politica aziendale del 'tirare a campare' ha creato un sovraccarico cronico che logora chi lavora, svuota la qualità dei servizi e regala ai dipendenti solo stress e responsabilità senza alcun riconoscimento professionale ed economico. Le professioni sanitarie rappresentano oggi il pilastro del sistema sanitario territoriale. Lo stesso modello delineato dal PNRR e dal DM 77 attribuisce un ruolo centrale agli infermieri e agli altri professionisti della salute nella riorganizzazione dell'assistenza territoriale. Per questo motivo appare incomprensibile la mancanza di investimenti concreti nella valorizzazione delle competenze e nello sviluppo professionale del personale. La UIL FP rivendica con forza il diritto a condizioni di lavoro dignitose e sostenibili in tutte le strutture dell'AUSL. Ciò significa garantire organici adeguati, rispetto degli orari di lavoro, tutela dei riposi e delle ferie, piena applicazione delle norme contrattuali e l'inderogabile rispetto delle norme sulla sicurezza. Le carenze di personale riguardano ormai numerose figure professionali: infermieri, operatori sociosanitari, tecnici sanitari, autisti soccorritori, personale amministrativo e medici. Una situazione che rischia di compromettere la qualità dell'assistenza e la capacità del sistema di rispondere ai bisogni di salute della popolazione'.
Da qui una somma di proposte per punti.
'Accanto a questo, esigiamo l'immediata istituzione di un fondo aziendale dedicato alle prestazioni aggiuntive, interamente finanziato dal bilancio dell'AUSL per garantire una remunerazione adeguata al personale chiamato a coprire le carenze di organico. Se dalla Direzione Generale dell'AUSL non arriveranno risposte tempestive e verificabili, saremo pronti ad attivare tutte le iniziative sindacali necessarie, fino alla mobilitazione dei lavoratori, per difendere il futuro della sanità pubblica modenese e la dignità professionale degli operatori. La qualità delle cure passa dalla qualità del lavoro. Senza personale valorizzato, tutelato e adeguatamente numeroso non può esistere una sanità pubblica forte, efficiente e vicina ai cittadini' - conclude la segreteria territoriale UIL Funzione Pubblica.



