Nonostante le rassicurazioni delle aziende sanitarie modenesi, lo Snami non molla. E sulla situazione dell`Alto Frignano chiede formalmente che 'sia attivata una verifica tecnica indipendente a livello della commissione Sanità della Regione Emilia-Romagna e del Ministero della Salute, con il coinvolgimento di professionisti realmente esperti del settore e non soltanto dei vertici amministrativi'. In buona sostanza, il sindacato invoca gli ispettori del Ministero. Il progetto sperimentale non rinnovato sull`Appennino modenese 'aveva la finalità di garantire la medicalizzazione del sistema 118 nella zona montana dell`Alto Frignano- ricorda lo Snami- assicurando la presenza costante di un medico dell`emergenza sui mezzi di soccorso in assenza di automediche strutturalmente dedicate alla specifica area', andando così a 'sanare una situazione non conforme' precedente. Il servizio ha quindi 'consentito una copertura medica abilitata all`emergenza salvavita con medici in possesso di formazione e abilitazione specifica. Non erano semplicemente medici di assistenza primaria'. Peraltro, sottolinea lo Snami, la stessa Ausl di Modena 'ha interpellato i medesimi professioniti per incarichi nelle altre automediche 118'.
Il sindacato rifà dunque i calcoli, spiegando che dopo la chiusura della postazione di Fanano resta 'un medico ogni 537 chilometri quadrati di giorno e uno ogni 896 chilometri quadrati di notte'. In termini di popolazione, questo si traduce in 'un medico ogni 141.000 abitanti di giorno e uno ogni 235.000 di notte'. A conti fatti, dunque, secondo lo Snami quella in atto nel modenese è una 'riorganizzazione sia pericolosa, opaca e in palese contrasto con i principi fondamentali di equità, appropriatezza e sicurezza che devono ispirare ogni politica sanitaria pubblica'.
Sanità Modena, lo Snami non molla: 'Sull'Alto Frignano serve verifica tecnica indipendente'
In buona sostanza, il sindacato invoca gli ispettori del Ministero: 'Riorganizzazione pericolosa, opaca e in palese contrasto con i principi di equità'
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