Erano oltre centocinquanta tra farmaciste e farmacisti a manifestare stamattina giovedì 6 novembre davanti alla sede di Federfarma di Modena per chiedere rispetto, tutele e il rinnovo del contratto nazionale che riconosca il valore sociale e professionale di chi opera nelle farmacie private e garantisce quotidianamente un servizio essenziale per la salute dei cittadini. L’acquisizione di nuove competenze e l’aumento di responsabilità vanno riconosciuti: Federfarma invece propone l’aumento di 180 euro in tre anni, cifra che non tiene conto della realtà né della professionalità.
Lo sciopero nazionale delle farmaciste e dei farmacisti ha visto a Modena e provincia un’ottima partecipazione, con adesioni che hanno superato le aspettative, intorno al 60%. Federfarma ha abbandonato più volte il tavolo di trattativa, ignorando le richieste dei lavoratori.
“Questo sciopero così partecipato è la risposta ad un atteggiamento inaccettabile: da Modena e in tutto il paese il messaggio è stato chiaro, decine di piazze hanno ribadito che sindacati e lavoratori vogliono che sia riconosciuto un equo salario, l’aggiornamento continuo e costante delle competenze e turni di lavoro che permettano il bilanciamento dei tempi di vita e di lavoro” affermano Lisa Cataldo (Filcams Cgil), Alessandro Martignetti (Fisascat Cisl) e Lorenzo Tollari (Uiltucs Uil).
“Una giornata come quella di oggi rappresenta un tassello fondamentale per il movimento delle farmaciste e dei farmacisti – spiegano i sindacalisti Filcams, Fisascat Uiltucs – E’ stato un lavoro collettivo di grande valore. Adesso l'obiettivo deve essere il rinnovo del contratto. Lo stato di agitazione e gli scioperi continueranno se Federfarma non torna al tavolo e non prende sul serio le richieste delle farmaciste e dei farmacisti. La professionalità si riconosce, non si dà per scontata”.
Sciopero addetti farmacie private: 350 in presidio davanti a Federfarma
Indetto dalle rappresentanze di settore di Cgil, Cisl e Uil per chiedere rispetto, tutele e il rinnovo del contratto nazionale. Per i lavoratori l'aumento di 180 euro in tre anni è inaccettabile
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