“Una sopravvivenza migliorata, insieme a un ricovero ospedaliero prolungato – ha spiegato il prof. Alberto Berardi - espone i neonati prematuri ad un rischio elevato di sepsi a esordio tardivo (LOS) che si verifica dopo le 72 ore di vita. L'incidenza di LOS nei neonati prematuri
è circa 13 volte superiore rispetto ai neonati a termine, con tassi di mortalità quasi 60 volte superiori. Sebbene i sintomi iniziali possano essere vaghi e aspecifici, il decorso clinico può essere tumultuoso. Purtroppo, non disponiamo di dati per identificare tempestivamente la gravità di un episodio di LOS nelle sue fasi iniziali, rendendo difficile prevedere il rischio di morte e gravi complicazioni. Ciò può comportare un ritardo nel trattamento, contribuendo alla prognosi spesso infausta. Il nostro studio ha costruito un modello matematico e statistico predittivo, che speriamo possa orientare le scelte terapeutiche dei medici sulla base del rischio individuale di ciascun neonato.”
L’equipe del Policlinico ha svolto uno studio retrospettivo su 3.217 neonati con età gestazionale inferiore a 36 settimane nati a Modena tra il 2010 e il 2022. Sono stati identificato 94 episodi di LOS, di cui 84 si verificavano in neonati di peso alla nascita molto basso (meno di 2.500 grammi).
“Grazie a questa significativa mole di dati – ha concluso il prof. Berardi - abbiamo sviluppato un modello matematico che fornisce la probabilità di morte e/o sviluppo di danno cerebrale nei neonati prematuri con LOS in base a dati forniti dall'utente, misurabili e oggettivi che sono immediatamente disponibili al momento della sospetta diagnosi. L'obiettivo non è identificare i neonati che dovrebbero ricevere antibiotici, poiché tutti i neonati inclusi nello studio hanno la LOS.


