Fattori di rischio che a grandi linee possiamo considerare invertiti per quanto riguarda Secchia e Panaro, ma che in entrambi i casi non garantiscono la sicurezza idraulica rispetto ad eventuali livelli di piena storici (con tempi di Ritorno 100) presi a riferimento dai tecnici per il dimensionamento delle opere e, appunto, la messa in sicurezza del territorio.
Un quadro, quallo attuale, che pone il nodo idraulico di Modena tra i più complessi e più critici di una intera regione, l'Emilia-Romagna, nella quale il rischio idraulico rappresenta una realtà per il 50% della popolazione, a fronte di un 10% nazionale (Fonte DUP Comune di Modena)
Ai rischi connessi ai bacini dei due principali fiumi che attraversano la provincia modenese, si aggiungono anche quelli legati ai canali e ai torrenti. Nel primo caso il Naviglio è l'osservato speciale. Anche in questo caso ritardi nei lavori e nei progetti strutturati per tutelare il territorio sono evidenti. A partire dal grande progetto di cassa di espansione nella zona depressa dei prati di San Clemente, con un sistema non ancora funzionante. Dall'altro il nodo del Tiepido, all'altezza della Fossalta, dove il torrente è più volte esondato allagando una parte della città ad est e dove questa mattina l'Assessore regionale e la dirigente dell'agenzia regionale di protezione civile faranno il punto sui lavori e alle quali gireremo specifiche domande sui nodi critici che da anni attendono interventi risolutivi.
Nella foto, la diga delle casse di espansione sul fiume


