Di fatto, risultati che dovevano e potevano essere raggiunti dal sistema organizzato a livello istituzionale dei gruppi di vicinato, in ogni quartiere, ma che nel tempo è scemato. Posto che sia mai stato così efficace.
A sottolinearlo Camillo Po, residente alla Sacca e voce storica, oltre che presenza costante, dell’attivismo civico modenese, partendo proprio dai gruppi organizzati alla Sacca.
“Il risultati ottenuti da gruppi e comitati civici, ed in particolare, negli ultimi mesi, dal Comitato Modena merita di più, sono sotto gli occhi di tutti: un ampio e costante presidio del territorio, una partecipazione sentita nelle segnalazioni, una capacità e una volontà reale di affrontare le problematiche che generano insicurezza in città. Facendo testimonianza sul contributo che la cittadinanza può dare alla collettività. Fra i tanti episodi, cito l’ultimo: il tentato furto su auto in via Repubblica di Montefiorino. Un giovanissimo, accortosi del fatto, ha chiamato subito le forze dell’ordine e ha informato il comitato tramite la chat. In pochi minuti si è attivata una rete di attenzione e supporto, presidio e collegamento diretto con le forze di Polizia che ha portato poi al'arresto dell'uomo. Questo è lo spirito che serve”.
In che modo questi risultati mettono in luce ciò che non ha funzionato nel controllo di vicinato?
“Il controllo di vicinato, così come è stato organizzato e portato avanti a Modena, non ha funzionato. È diventato un alibi istituzionale, uno strumento blando che non ha mai davvero coinvolto la cittadinanza.Molti delegati non erano conosciuti, non riuscivano a creare una rete, non avevano strumenti. La partecipazione non è mai realmente decollata. Il comitato, invece, ha dimostrato che quando i cittadini sono messi nelle condizioni di agire, i risultati arrivano. E questo evidenzia, indirettamente ma chiaramente, le lacune del controllo di vicinato”.
Lei parla di una città “svegliata” dall’iniziativa dei cittadini. Cosa intende? “Per anni la città è rimasta ferma a chiacchiere che falsavano la realtà.
Anche il rapporto con l’amministrazione comunale è cambiato?
“Sì, va riconosciuto che oggi c’è un sindaco e una parte della giunta più aperti al confronto e all’ascolto rispetto al passato.Ma credo che questo cambiamento sia arrivato perché i cittadini hanno fatto sentire la loro voce. La partecipazione ha costretto l’amministrazione a prendere sul serio problemi che prima venivano minimizzati e a guardare ai cittadini, alle loro istanze e alle loro proteste, come un vero contributo e non come un problema da controllare e incanalare”.
Secondo lei il controllo di vicinato va superato o può essere recuperato?
“Credo che non vada abolito, va riorganizzato radicalmente. I delegati devono essere coinvolti, formati, dotati di strumenti adeguati.
In passato abbiamo visto comitati civici sciogliersi od esaurire la loro azione poco dopo la loro creazione. Sta cambiando qualcosa?
“Credo che il passaggio sia nell’avere consapevolezza del proprio ruolo civico, dei propri limiti e delle proprie opportunità. Di un ruolo attento a non farsi ingabbiare in logiche politiche e tanto più partitiche, non sostitutivo delle istituzioni, ma complementare. Torno all’esempio dell’altra sera quando dopo la segnalazione del ladro seriale di oggetti su auto, i cittadini sono scesi in strada segnalando la loro presenza alle forze dell’ordine, seguendo a distanza e in sicurezza gli spostamenti dello 'scassinatore' e segnalandoli ai Carabinieri intervenuti poco dopo. La sicurezza non si costruisce solo con le forze dell’ordine: si costruisce con la presenza, l’attenzione, la collaborazione, lo spirito di una comunità che ama il luogo in cui vive, che vuole continuare e viverlo e a farlo vivere a chiunque in sicurezza e libertà. Il comitato ha dimostrato che i cittadini, quando sono organizzati e ascoltati, possono essere una risorsa straordinaria per la città in tale direzione. E’ stato creato un piccolo modello che può continuare a svilupparsi, nell’interesse di tutta la comunità”.
Gi.Ga.


